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Compound, monolitici e take-down
22.06.2016

Il video dell'articolo è presente su YouTUBE.
Questo articolo offre solo un'infarinatura sull'argomento, pertanto per gli approfondimenti rivolgetevi senza indugio a chi sia versato in materia e non un banale utilizzatore come chi scrive; lo scopo del mio intervento è semplicemente quello di condividere alcune nozioni elementari su questo attrezzo, concepito praticamente all'alba dell'umanità e che ha mantenuto inalterata la sua forma base.
Perché scrivo attrezzo e non arma? Perché non è considerato un'arma dalla Legge e sono oggetti di libera vendita. Chiaramente non si può gironzolare in città con arco e frecce in bella vista, ma devono essere trasportati in una custodia di stoffa. Al di la del trasporto, nessuno, ad oggi (2016) può vietare l'uso di questo strumento, purché in luoghi dove non possiate arrecare danni a persone o cose.
Anche in questo caso l'attinenza con il bushcraft classico è forte: la potenziale necessità di reperire cibo in condizioni di autosufficienza richiede la capacità di maneggiare questo antico strumento ed eventualmente saperne costruire uno, cosa di cui non tratto in questa pagina.
Detto questo, l'immagine che segue offre una serie di indicazioni su quelli che sono i componenti principali (indipendentemente dal modello di arco), così i neofiti possono farsi un'idea dei termini utilizzati.

Ricordo che, per consuetudine, le dimensioni sono in genere espresse in pollici e il peso di trazione in libbre.

Le frecce prodotte in serie sono in legno, fibra di vetro, alluminio o fibra di carbonio.
Chi è bravo nei lavori manuali può produrle da zero con materiali naturali, oppure è possibile acquistare i singoli elementi ed assemblati in proprio, un po' come quando si ricorre all'autoricarica per le armi da fuoco.
Gli elementi distintivi delle frecce sono pochi:

La COCCA il cui taglio serra il cavo in fase di allungo per trascinare la freccia in posizione di tiro, segue l'impennaggio, composto dalle PENNE disposte ogni 120 gradi con leggera inclinazione, utili per stabilizzare il volo e porre in rotazione il dardo una volta scoccato. L'ASTA è il corpo della freccia, nei materiali che ho elencato prima e infine la PUNTA, che spesso è intercambiabile tramite una filettatura.

Esistono fondamentalmente tre modelli di arco:
Quello dell'immagine che segue è un arco monolitico con flettenti di tipo ricurvo. È composto da un corpo unico costituito da laminati di fibra e legno, in genere tasso, acero o palissandro, ma non escludo il ricorso a qualcosa di meno nobile se il prezzo dell'arco fosse troppo basso.
Va benissimo per i principianti perché, a parte oggetti di fattura raffinata, in genere ha un costo abbordabile.

È l'erede diretto del longevo longbow, ieri come oggi ricavato da un monoblocco di legno rastremato alle estremità, e che rimane ancora oggi un attrezzo estremanente affidabile, potente e quindi di tutto rispetto.

Segue l'arco smontabile, detto anche take down, composto dalla una parte centrale (RAISER) in genere costituita con una lega speciale di alluminio, magnesio, manganese o silicio, e due flettenti di tipo ricurvo che vengono collegati al raiser con sistemi d'innesto di vario genere.

Ha un costo decisamente superiore rispetto al monolitico, alcuni modelli entry level sono abbordabili ma altri sono improponibili per una persona comune, a meno che non si dedichi con costanza all'attività sportiva. Il bello di questo attrezzo è che lo si può smontare per trasportarlo, è possibile modificarne la potenza semplicemente cambiando i flettenti e, cosa da non sottovalutare, in caso di rottura di uno dei flettenti, non si rischia di buttare l'arco, ma si può tranquillamente sostituire la parte danneggiata.

L'arco compound, o a carrucole eccentriche (vedi anche la prima immagine di questa pagina) è composto sempre da un RAISER con le stesse caratteristiche fisiche dell'arco smontabile ed i flettenti sostituibili. Notate però che non sono ricurvi perché devono ospitare una meccanica specifica ad eccentrici (carrucole) con un sistema di cavi per la sua trazione.

Il sistema di eccentrici consente a questo arco di immagazzinare una maggiore quantità di energia rispetto agli archi tradizionali, ecco perché in genere i compound sono principalmente usati per la caccia, o al limite per il tiro alla targa. Inoltre, a parità di potenza di un arco ricurvo classico, il compound richiede meno sforzo da parte dell'arciere per tenere la corda in allungo. Il modello che vi mostro lo acquistai nel 1981, prodotto dalla BEAR Archery era commercializzato con il nome di WhiteTail II, ogni sua singola parte è sostituibile in caso di usura o rottura.
I flettenti sono in lega di magnesio, i dati di fabbrica indicano che è in grado di sviluppare una forza di trazione massima di 50 libbre a 28 pollici di allungo, regolabili in difetto intervenendo sulle due viti di fissaggio dei flettenti.

Al di la del modello, sia l'arco moderno, sia un longbow classico ben realizzato, sono attrezzi estremamente affidabili, precisi compatibilmente con le capacità dell'arciere, ma grazie alle caratteristiche costruttive posseggono sempre un rendimento costante, nonostante alcuni punti siano particolarmente sollecitati da notevoli pressioni.
In alcune aree dei flettenti definiti cerniere, in un arco della potenza di 40 libbre, con allungo standard di 28 pollici, si misurano compressioni pari a 12,6 tonnellate per centimetro quadrato sulla faccia anteriore, che è la più sollecitata.
Parlando di peso di trazione di un arco, questo non va scelto a braccio, ma in funzione dell'uso che se ne vuole fare. Per quello che può valere il mio parere, è inutile acquistare un compound per il tiro sportivo, e viceversa non suggerirei un arco monolitico o take down per la caccia, visto che i compound offrono una maggiore affidabilità per l'esercizio venatorio.
Per quanto riguarda gli archi ricurvi (NON i compound, quindi), fino all'età di 12 anni la letteratura del settore consiglia un arco con peso di trazione non superiore a 15-20 libbre, si sale poi a 20-25 libbre attorno ai 15 anni e si passa a 25-30 libbre oltre i 15 anni.
Per gli adulti si sale man mano che si migliora l'attitudine al tiro e si affrontano bersagli a notevoli distanze, come i classici paglioni a 90 metri.

Un arco senza freccia non serve a nulla. Ma come scegliere la freccia giusta? La scelta del modello di freccia va fatta sia in rapporto all'allungo dell'arciere ma anche al libraggio effettivo dell'arco a tale allungo.

Per allungo si intende la lunghezza della freccia con arco in trazione completa, misurata dall'incavo della cocca fino al bordo esterno della finestra.
Un metodo empirico per definire la lunghezza dell'allungo dell'arciere e quindi la lunghezza ideale della freccia è quello di poggiare la cocca al petto, allungare le braccia e prendere tra i palmi delle mani la punta. Se le punte delle dita si avvicinano alla punta della freccia, allora è della lunghezza giusta e la freccia rappresenta anche l'allungo.

In base al carico di trazione si dovrà scegliere la freccia di materiale e spessori ideali.
Anche qui ci sono specifiche tabelle da consultare.
La lunghezza dell'arco è legato ad un rapporto di proporzionalità diretta all'allungo dell'arciere. Maggiore è l'allungo, maggiore sarà la lunghezza dell'arco. Esistono delle tabelle che definiscono con ampi margini di tolleranza la lunghezza dell'arco in pollici, fornendo in ingresso il valore dell'allungo.
Ho alcuni valori sul libretto dell'arco, ma come sempre è meglio rivolgersi a chi è versato in materia e in questo caso agli istruttori FITA, oppure un rivenditore serio e scrupoloso, che di esperienza ne hanno di certo.
Anche per conoscere il peso effettivo di trazione di un arco esiste una formula specifica, che prende in considerazione anche parametri correttivi o di comodo, ma esiste anche un metodo empirico e molto approssimativo di stima che dice:
una volta misurato il proprio allungo, sottrarre o sommare 2 libbre per ogni pollice in meno o in più, rispetto all'allungo convenzionale di riferimento di 28 pollici.
Per esempio, se un arco ha un peso di trazione di 43 libbre a 28 pollici di allungamento e il mio allungamento effettivo è di 26 pollici, avrò 28 meno 26 uguale 2 pollici di scarto.
Ad ogni pollice corrispondono 2 libbre, quindi sono 2 per 2 uguale 4 libbre.
Poiché ho un difetto di 2 pollici, sottraggo le 4 libbre alle 43 e scopro che potrò sfruttare solo 39 libbre di peso di trazione e quindi una minore energia associata alla freccia quando questa sarà scoccata.

Due parole sulla corda.
Secondo i dati di targa, quella del mio arco ha 14 cavi in DACRON B50, un materiale che può sostenere meccanicamente una trazione di 50 libbre per cavo, con un coefficiente di allungamento del 2,7%, ma ovviamente l'energia dissipata alla chiusura dei flettenti è ben maggiore e per questo motivo sono utilizzati più cavi.
Per la costruzione delle corde si usa anche il Kevlar, una fibra aramide con un coefficiente di allungamento pari allo 0,8%, quindi 1/3 rispetto al Dacron. Ogni fibra di Kevlar per arco resiste ad una trazione di 70 libbre ma essendo molto sensibile all'abrasione si usano corde con un maggiore numero di fibre.
Nel mio caso ne servirebbero 20 secondo la tabella dei ricambi allora disponibili.
Sono quasi certo che esistano nuovi materiali, ma non ne sono al corrente; non essendo del mestiere, le mie conoscenze si fermano a diversi anni fa.

Noterete che la parte centrale della corda, attorno al punto di incocco, è rinforzata da una serie di spire: queste delimitano una porzione definita SERVING.
Il serving serve a proteggere le fibre dall'usura, accogliere la fessura della cocca e agevola la presa della corda in fase di allungo.

Posseggo un scarsa mira sulle lunghe distanze perché mi sono abituato per forza di cose al tiro istintivo a breve distanza per la caccia al cinghiale, il più delle volte assistito dalle tacche di mira precedentemente tarate, però so che nel tiro con l'arco, usando entrambi gli occhi aperti, è necessario verificare quale sia l'occhio dominante, che influenza anche il braccio con cui si impugna l'arco e di conseguenza quello che assiste l'allungo.
La combinazione tra occhio dominante, corretta presa e tecniche di mira trasmesse da un valido istruttore, permette una gestione sicuramente più consona all'uso sportivo dell'arco.
Per scoprire qual è l'occhio dominante esiste un metodo dalla semplicità disarmante.
Puntate l'indice della mano destra verso un oggetto lontano ma ben definito, ad esempio un grosso cartello stradale, un campanile o una torre dell'acquedotto, quindi mettete a fuoco il bersaglio con entrambe gli occhi aperti.

Ora chiudete l'occhio sinistro: se il dito rimane puntato sull'oggetto, l'occhio dominante è il destro e si tirerà impugnando l'arco con la sinistra e la finestra di tiro dovrà essere sulla sinistra del RAISER, cioè la freccia sarà appoggiata sul lato sinistro dell'arco.
Chiudete quindi l'occhio destro: se il dito risulterà spostato a destra dell'oggetto puntato, è confermata la dominanza dell'occhio destro.
Per l'occhio sinistro valgono indicazioni opposte.


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