Esche, Fuoco & Focolari
Raccolta del materiale, strumenti per l'accensione, focolari efficienti
Corretto 19.03.2017

In questa pagina esporrò alcune semplici nozioni che riguardano le tecniche di accensione di un fuoco da bivacco. Nella prima parte introduco il concetto di esca ed indicherò i principali materiali reperibili nei nostri boschi. A seguire, una breve descrizione degli strumenti utilizzabili per accendere il fuoco sfruttando l'esca.
Alcuni paragrafi ripercorrono quanto esposto quando ho parlato di come reagire qualora ci si perdesse all'interno di un bosco: li ho inseriti solo per completezza della trattazione e perché ne integro i contenuti portando alcuni esempi di focolare.

La ricerca di materiale da esca per il fuoco

Spesso nei documentari che trattano di escursionismo estremo si nota che i fuochi sono accesi con molta disinvoltura, ma nella realtà, almeno nella mia e di coloro cui trasmetto nozioni sul campo, la cosa non è così immediata.
Per un fuoco da bivacco occorre sì la legna, di dimensione scalare e opportunamente impilata per ottimizzare il fuoco, ma soprattutto serve un'esca per avviarlo.
La ricerca di materiale secco sia per l'esca, sia per creare un nido in grado di ospitare la brace o ricevere le scintille, che sia veramente utile all'avvio del falò, è un'impresa tutt'altro che semplice, specie nella stagione fredda o in quelle intermedie, che sono spesso umide, per non parlare di quando piove.
Quando si ha con se un accendino, si possiede una fiamma duratura, in grado di avviare un fuoco con poco sforzo, spesso con una pigna secca, oppure un'esca scadente composta da semplici bastoncini su cui siano state ricavate decine di scaglie per aumentarne la superficie esposta alla fiamma. Le cose cambiano con l'archetto, la lente d'ingrandimento, le barre di ferro cerio, l'acciarino oppure una pietra ferrosa o con presenza di pirite abbinate alla selce; tutti strumenti che considero attrezzi d'emergenza, di cui è corretto conoscerne l'uso, ma da utilizzare solo come estrema ratio, quando l'accendino non funziona e non si dispone di fiammiferi.
Dopo aver fatto molta pratica, per imparare sia la tecnica, sia il concetto di pazienza, si riesce ad accendere quasi sempre un fuoco da bivacco con questi metodi alternativi, ma il successo è subordinato alla qualità del materiale combustibile che nella sua più ampia accezione prende il nome di esca.
Parlando di esche, in genere mi riferisco a materiali vegetali secchi, lanuginosi o riducibili in tale stato per sfregamento o sfilacciatura, che offrano la maggiore superficie possibile agli agenti ossidanti: che siano, quindi, facilmente infiammabili.
Ciò che espongo può essere utilizzato indifferentemente per avviare un fuoco sia con accendino o fiammifero (in modo rapido ed efficiente), sia con strumenti più spartani.
Rifacendomi ai concetti di autosufficienza, è buona norma disporre sempre di un contenitore a tenuta in cui riporre una generosa riserva di esca da fuoco, ben secca, in modo da non trovarsi mai nella necessità di doverla reperire nei momenti peggiori.
Vanno bene le scatole per il lucido da scarpe oppure piccoli baratoli di plastica con tappo a vite, come quelli da crema per le mani, ma anche le buste di plastica con la chiusura Ziploc.

Cedro del Libano e Pioppo

Del cedro, che si trova in poche aree del nostro Paese, si sfrutta la porzione interna della corteccia. Questo strato ligneo è in genere molto asciutto. Seguendo le linee dei fasci legnosi, suddividi il foglio in sottili strisce, quindi strofinale l'una con l'altra usando le mani, oppure strofina i pezzi sopra una roccia, in modo da sfibrarli ed ottenere una sorta di lanugine.

Il pioppo è una valida alternativa al cedro, ed è presente un po' ovunque, perfino in città. Lo strato interno della corteccia è un prodotto polivalente, usato, oltre che per esche da fuoco, anche per creare cordame.
Sfrutta il coltello, l'accetta o qualsiasi strumento da taglio per tagliare un grosso pezzo di corteccia. Devi ora strappare i filamenti che assomigliano a cordini che compongono la porzione interna della corteccia e trattarli come le fibre del cedro.
Se non fossero secche, è possibile metterle sotto gli indumenti in modo che il calore corporeo le asciughi.

Tifa e foglie

La Tifa (Typha angustifolia o Lisca maggiore) è nota per la caratteristica infiorescenza cilindrica vellutata, di colore marrone. Le tife sono uno dei simboli degli ambienti umidi ma prosperano molto bene nei pressi dei piccoli corsi d'acqua, specie lungo i fossi. Ciò che si sfrutta come esca per il fuoco è proprio l'infiorescenza.

Al suo completo stadio di maturazione, l'infiorescenza si presenta cotonata: e questo il momento migliore per sfruttarla come esca. Preleva i batuffoli; non ha importanza se sono un po' umidi (considerato l'ambiente di raccolta), basta tenerli sotto i vestiti per cinque minuti e al momento opportuno potranno svolgere egregiamente il loro compito.
Le foglie non sono l'esca migliore e vanno raccolte con attenzione perché spesso sono umide; devono essere sprimacciate ma se non sono più che secche, non bruciano bene.
A meno che non sia a repentaglio la mia vita, non sono propenso a depredare i nidi degli animali, che contengono materiale ben secco, spesso frammisto a peli o piumaggio, il che rende tutto facilmente infiammabile. L'asportazione vuol dire privare gli animali di un riparo e del calore necessario per trascorrere la notte...

Panno carbonizzato, bambù, corteccia di betulla o poliporo

La produzione del panno carbonizzato funziona sullo stesso principio delle carboniere, dove si convertiva il legno in carbone. Il processo di pirolisi artigianale è semplice: taglia della stoffa di cotone, lino, juta o canapa in strisce da 3 x 3 centimetri e inseriscile all'interno di un barattolo di metallo con il tappo ben serrato.
È necessario che non entri aria durante la combustione (o che sia in quantità veramente limitata). Piazza il barattolo su un letto di carboni ardenti per almeno 5 minuti (tempo variabile in base allo spessore del metallo della tolla - occorre sperimentare), poi toglilo dalle braci e lascia che si raffreddi in modo naturale con il tappo sempre chiuso.
A raffreddamento avvenuto apri il tappo e fai scivolare i pezzi di stoffa che dovrebbero essere neri. Se così non fosse, è necessario ripetere il processo.

Questo panno carbonizzato è fragile e può essere conservato dentro piccoli contenitori, come indicato in precedenza.
La pirolisi trasforma la fibra vegetale in un sottoprodotto a lenta combustione ma con un punto di accensione basso. È estremamente suscettibile alle scintille, anche a quelle più minute, generate dallo sfregamento di un pezzo di ferro su una pietra (selce o simile).
Il bambù è presente in molte zone del nostro Paese perché fu piantato per ottenere materiale di sostegno utile in agricoltura per la coltivazione dei fagioli, pomidoro e piante ad andamento sarmentoso, che richiedano un sostegno idoneo in fase di crescita. Poiché si espande rapidamente in terreni umidi, non è difficile trovarne interi cespugli sul limitare di boschi o attorno ad aree rurali abbandonate.
Ovviamente, per lo scopo di questo articolo, è necessaria una canna secca e non verde.
Non è tanto il bambù in quanto tale ad essere interessante come esca, quando i suoi trucioli. Per ricavarli, impugna un coltello e ponilo a novanta gradi rispetto alla canna e strofina la lama avanti e indietro su di essa.
Questo dovrebbe creare qualcosa che assomiglia a soffice segatura. Tale materiale di risulta è eccezionale, abbinato all'accendino, al ferro cerio o l'acciarino con selce, inoltre può essere sfruttato per accendere il fuoco con l'archetto o con altri sistemi a frizione.
Lo stesso metodo di raccolta si applica alla corteccia di betulla.
Il poliporo è un fungo che parassitizza i tronchi delle betulle: ha consistenza lignea, con struttura a semicerchio e ciò che serve al nostro scopo è la porzione carnosa interna, che si colloca tra lo strato coriaceo superficiale e quello spugnoso inferiore.
La polpa solida va asportata e tagliata a strisce. Va fatto asciugare perché in questa condizione è molto suscettibile alle scintille, alla stregua del panno carbonizzato.
Un metodo per innescare una porzione del fungo esca con scintille, è quello di disporne più pezzi su una superficie piana asciutta, quindi sfregare l'acciarino sulla selce o il ferro cerio sopra l'esca. Le scintille di un acciarino durano frazioni di secondo, ma producendone in quantità, la probabilità d'innesco è alta.
Ovviamente è necessario tenere in considerazione il grado di umidità dell'aria in cui si opera.

Nido, esca e accensione del fuoco

Mi preme dire che con fiammiferi o accendino, se non si usa una pigna perché non ci sono conifere in zona, il nido si può inserire direttamente sotto il cono del focolare, accendendolo senza troppe attenzioni.
Nel caso in cui si utilizzino ferro cerio, acciarino e selci, lente d'ingrandimento o l'archetto, l'accensione richiede alcune attenzioni.
Il nido ha questo nome perchè ne ha l'aspetto: si tratta di un ricettacolo formato da erba molto secca, foglie secche sprimacciate, porzioni di corteccia di betulla confricate; se disponibile è possibile inserire l'Usnea barbata o Barba di Larice, la Pseudevernia furfuracea o muschio d'albero, chiamata anche Barba di Bosco, i licheni a rami filamentosi di colore verde-grigiastro, frequenti in ambiente alpino, proprio sui rami e sui tronchi di conifere, spesso su vecchi larici.
Il nido non è circolare, ma allungato, in modo che si possano ripiegare le fibre per creare una camera in cui contenere l'esca.

Il nido serve infatti per contenere o ricevere la brace che funge da innesco.
Quando si utilizza una lente d'ingrandimento come strumento per accendere un fuoco, è necessario tenere a mente che si sta utilizzando un oggetto moderno in un contesto operativo primitivo. Generare una fiamma in questo modo richiede materiale estremamente secco e facilmente infiammabile; occorre quindi porre al centro del nido l'esca precedentemente descritta, opportunamente polverizzata o sprimacciata. A questo punto si possono concentrare i raggi solari sull'innesco onde surriscaldarlo per generare la brace.
Con il ferro cerio, il procedimento è un po' più rapido, infatti le sue scintille a quasi 4000 gradi provocano l'immediata combustione della parte del nido investita dal flusso caldo.
Se si possiede una barra di magnesio, si lima un po' di materiale sul nido, poi lo si attiva con le scintille del ferro cerio.
Bisogna ricordare che la limatura brucia rapidissima al calor bianco se investita dalle scintille del ferro cerio, s'incendia anche se umida e non si spegne né con l'anidride carbonica, né con la sabbia.
Le barre non si possono accendere con le scintille in normali condizioni d'uso e trasporto (è difficile farlo anche con la fiamma ossidrica), quindi sono sicure. La polvere di magnesio o la limatura sono piroforiche (si ossidano rapidamente se esposte all'aria), pertanto è pericoloso trasportarle: nella migliore delle ipotesi, perdono capacità d'innesco, nella peggiore si accendono spontaneamente.
Sfruttando l'acciarino, composto da una lama di ferro o acciaio al carbonio, assieme alla selce, si deve provocare l'accensione della brace su un pezzo di stoffa carbonizzata o di fungo esca e mantenerla viva soffiandoci gentilmente sopra o meglio agitandola in aria (il soffio insuffla anche anidride carbonica e l'umidità contenute nel fiato).

Per l'uso dell'acciarino con selce, qui c'è il video.

Qualunque sia il metodo, se l'innesco non è già nel nido, lo si depone ora al suo interno.
Se non sono presenti fiamme, è necessario apportare ossigeno in modo che l'esca induca l'accensione della vegetazione di cui il nido è composto; due sono i metodi, in base alla scuola di pensiero:

  1. soffia al centro del nido, mentre avvolgi gentilmente l'esca con brace al suo centro. Sono necessari soffi prolungati ma non violenti, cercando di mantenere una certa continuità perché i fumi di combustione possono soffocare le fiamme sul nascere.
  2. avvolgi l'esca con brace al centro del nido, quindi tenendo un'estremità di questo involto, fai compiere la braccio un movimento nell'aria, disegnando la figura del numero 8 o del simbolo di infinito. Questo agitare porterà aria nel cuore del nido di fibre vegetali, favorendone la combustione. Noterai la generazione di fumo, indicazione che il processo di accensione è in atto.
    Alcuni autori suggeriscono questo metodo perché, come ho già scritto sopra, il soffio potrebbe insufflare troppa anidride carbonica o l'umidità contenuta nel fiato.

Qualunque sia il metodo che adotti, sappi che, in genere, l'accensione è improvvisa, non appena all'interno del nido si raggiunge la condizione ottimale, quindi, nel caso, è meglio soffiare nell'involto tenendolo più alto del viso, per evitare che una sfiammata coinvolga i capelli.
All'apparire delle fiamme, si pone il nido all'interno del cono del focolare.

Costruire un focolare

Prima di sfruttare l'esca che hai imparato ad accendere, ecco poche righe sulla costruzione di un focolare.
Se l'area lo consente e si trova il materiale necessario, un focolare deve avere una base di pietre piccole, per prevenire il surriscaldamento del terreno, delle radici e quindi evitare il rischio di incendi. Le pietre, inoltre, permettono un buon tiraggio e fanno bruciare la legna in modo più efficiente rispetto al terreno, che in genere è anche umido.
Se questo non fosse possibile, è necessario asportare lo strato superficiale erboso per un paio di metri di diametro, sempre per evitare involontari principi d'incendio a causa di lapilli che possano saltare durante la combustione del legname.
Se non si hanno abbastanza pietre per una base isolante, è possibile piazzare alcuni rami secchi su cui poggiare in seguito esche e legname.
È necessario erigere un riflettore di pietre in modo che il calore, per radiazione, sia riflesso verso il riparo. Si possono impilare pietre costruendo un muretto; in alternativa creare una spalliera con due rami conficcati nel terreno e dei tronchi (piccoli o medi) impilati, coprendoli con fango o zolle di terra umida per evitare che il legname prenda fuoco.

Il focolare deve essere posizionato a circa un braccio di distanza dal riparo, in modo da poterlo alimentare senza spostarsi, ed evitare nel contempo di bruciarsi durante la notte o bruciare il telo tenda.
Creata la struttura, è necessario predisporre la legna da accendere.
La legna per il fuoco deve essere di varia pezzatura: ramoscelli secchi degli abeti, pini, larici, ramoscelli secchi di betulla (anche umidi bruciano bene) servono come base per avviare il fuoco.
Se non si riescono a trovare ramoscelli di conifere o corteccia di betulla, si possono fare listelli partendo da legni duri ma comunque secchi; questi bruciano meglio se si aumenta la superficie sollevandone ampie scaglie.
Per le due operazioni torna utile un pratico e robusto coltello da campo (o coltello bushcraft), oppure una piccola accetta.
Per tagliare i rami spessi o creare listelli, usa una massa battente di legno sul dorso della lama, mai usare metallo contro metallo.

Il metodo più efficiente per accendere un fuoco è quello di creare un cono di legname, lasciando un ampio spazio per infilarci l'innesco formato dal nido di materiale combustibile, alimentato dall'esca accesa (vediamo più avanti il metodo).
Pianta un ramo al centro del focolare, quindi inizia a piazzare legni sottili o con le scaglie, creando un cono. Aggiungi strati di legni via via più grossi badando che vi sia spazio per il deflusso dei fumi.
Ricorda, il fuoco ama il disordine, non creare una struttura artistica.

Una volta che il fuoco ha preso vigore, è possibile aggiungere via-via legname per il suo mantenimento.
Si possono apportare tronchi tagliati longitudinalmente a metà o in quarti, in base al diametro, poggiandoli direttamente sulle braci e attendere che si consumino prima di aggiungerne altri, oppure si possono disporre alcuni grossi tronchi radialmente al focolare e spingerli tra le fiamme man mano che si consumano.

Focolare Dakota per cucinare

Esiste un modello di focolare che utilizza in modo efficiente il combustibile, riduce il rischio di incendi, ha un impatto quasi nullo una volta dismesso e risulta funzionale anche in presenza di forte vento. È tuttavia poco indicato come sistema di riscaldamento (a meno di ricorrere ad artifici costruttivi) mentre risulta formidabile per la cottura dei cibi o per asciugare i vestiti.
Nel caso, può essere utilizzato anche se inizia a piovere, purché si possa sottendere un telo tenda sopra il focolare. L'assenza di fiamme evidenti e la pioggia che bagna il telo, riducono drasticamente la possibilità che la copertura prenda fuoco o si danneggi per l'eccessivo calore in forma convettiva.
Il nome con cui si designa questo focolare è Dakota, probabilmente perché ideato dalla tribù di nativi americani.
Occorre avere con se una pala pieghevole, oppure trovare legname utile per creare uno strumento idoneo a scavare un tunnel a forma di U, seguendo il criterio indicato dal disegno, più esplicativo delle parole scritte.

Le dimensioni dei fori, le loro distanze e la profondità di scavo sono indicazioni di massima, è tuttavia necessario non eccedere con la distanza tra la presa d'aria ed il focolare, per non limitare la circolazione d'aria, necessaria ad alimentare la combustione.
Il tunnel per la presa d'aria deve risultare leggermente inclinato, quindi la sezione del focolare non sarà a forma di U, ma ricorderà piuttosto il perimetro di un trapezio rettangolo che poggia sulla base minore.
La legna deve essere accatastata a forma di cono, come indicato in precedenza. Quando il fuoco ha preso vigore, è possibile porre sul foro una griglia per sostenere una pentola o una padella, piazzare una pietra piatta sospesa su piccoli tronchi per cuocere alla piastra, oppure appendere gavette o pignatte sfruttando rami, lavorati per l'occasione.
Man mano che la legna si consuma, è sufficiente far cadere nel pozzo di combustione nuovi pezzi di modeste dimensioni per mantenere costante il calore prodotto.
Per dissipare il fumo, prodotto in quantità limitate, è possibile costruire il Dakota vicino ad un albero provvisto di una folta chioma. La disposizione è anche utile per sottendere cavi su cui sospendere eventuali coperture in caso di maltempo. La materiale di scavo sarà reintrodotto nel cunicolo quando si abbandona il bivacco; questa operazione ha un duplice scopo: avere la certezza che il nostro fuoco da campo non possa provocare incendi e ripristinare lo stato del bosco, senza lasciare buche, pericolose per gli animali o altri escursionisti.

Focolari trapper - alcuni esempi

I video su come realizzare i dentelli e il sistemi di focolari, sono fruibili su YouTUBE.

Il primo focolare trapper sfrutta la realizzazione di alcuni incavi a dentello lungo un bastone munito di forcella asimmetrica con ascella rivolta verso l'alto (o a 1 rovesciato).
Prima di passare alla costruzione del sistema, è necessario impratichirsi con lo scavo del dentello; per questo basta prelevare un ramo di un paio di centimetri di diametro, lungo almeno 20-30 cm e decorticarlo (1).
Si pratica ora un'incisione a X tramite la persussione del dorso della lama del coltello da campo, in modo da penetrare per mezzo centimetro nel legno (2).
Si vengono a delimitare 4 triangoli.

Con la lama del coltello di asporta la prima scaglia triangolare inferiore di legno, effettuando un taglio inclinato, in direzione del cuore del ramo, senza superare la profondità delle precedenti incisioni (3).
Si sportano quindi le due porzioni triangolari laterali (4) e (5).
A questo punto si ha già un abbozzo del dentello, che però deve risultare separato dal resto del legno; si proicede quindi ad inciderne la base per asportare, con precisione e a passi successivi, almeno mezzo centimetro di materiale (6).
Se si effettuano 3 o 4 dentelli su un ramo con forcella (a) e (b), come mostrato nella successiva immagine, ed infine di elimina l'eccedenza alla base della biforcazione (c), otteniamo un oggetto che possiamo definire ramo con gancio porta pentola.

Cerco ora due rami a forcella speculari in senso saggittale (d) lunghi almeno 150cm, che mi serviranno come fulcro e freno per il mio sistema di sospensione per pentolame. Li appuntisco alle estremità opposte alla biforzazione poiché andranno piantati nel terreno.
Notate che le forcelle sono sempre asimmetriche, ossia non formano MAI la lettera Y, questo perché rami con questa conformazione tendono a spaccarsi molto facilmente, vanificando la loro utilità.
Metto da parte i due rami e ne prelevo un altro quanto più dritto possibile, anche questo lungo almeno 150cm, e ne appiattisco per bene un'estremità; questa parte del bastone sarà il punto su cui poggeranno le punte del dentelli del ramo con gancio porta pentola.
Pianto nel terreno il ramo più lungo; l'ascella da cui si dirama la forcella sarà il fulcro del bastone che ospiterà il ramo con dentelli.
Pianto poi il bastone con forcella rovesciata in modo da impedire il ribaltamento del ramo lungo quando sarà sotto carico.
Piazzo un dentello del ramo con gancio porta pentola sull'etremità appiattita, poi piazzo il manico del mio contenitore... Il peso del recipiente garantirà un equilibrio stabile in quando il centro di massa si troverà al di sotto del punto di appoggio.
È possibile spostare il bastone di sostegno della pentola, poggiando un dentello piuttosto che un altro, variando così l'altezza del recipiente dal focolare.

Per la seconda variante occorre munirsi di un ramo che presenti una forcella asimmetrica verso l'alto e lungo almeno 150cm, e un ramo simile ma tagliato in modo che la forcella volga verso il basso, lungo 1 metro. Sul ramo più corto, lungo l'asse della forcella, ricavo due o tre intagli a 7 (detti anche per picchetto) in modo che la parte piatta dell'incisione sia rivolta verso la forcella, come indicato nel disegno.
Prelevo ora un ramo lungo 150cm. Ad un'estremità ricavo un intaglio a incastro, che alloggerà il manico della pentola, l'altra estremità devo squadrarla il più possibile, in modo che sposi al meglio la parte piatta dell'incisione a 7.

Una volta che ho effettuato le incisioni a 7 e tagliato la parte eccedente del ramo sopra la forcella, pianto nel terreno il ramo più lungo; l'ascella da cui si dirama la forcella sarà il fulcro del bastone che sosterrà la pentola.
Pianto poi il bastone con le tacche a 7, affondandolo quanto basta perché la tacca centrale sia sullo stesso piano della forcella del ramo lungo.
Poso il ramo di sostegno della pentola sul fulcro e inserisco la parte squadrata sotto l'incisione a 7 centrale.
Poggio il manico della pentola nel recesso da incastro e sono pronto ad accendere il fuoco...

È possibile spostare il bastone di sostegno della pentola da un'incisione a picchetto all'altra, variando così l'altezza del recipiente dal focolare.

Se il sistema è ben progettato, in caso di scivolamento del bastone di sostegno da una delle tacche a 7, la forcella ribaltata ne fermerà la corsa, impedendo al recipiente di finire direttamente sulla brace.


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