NODI
Realizzazione e applicazioni pratiche
correzioni: 09.04.2016

In questa sezione presento alcuni nodi che utilizzo sia nella vita di ogni giorno, sia durante le mie escursioni (escluso alpinismo e arrampicata su roccia).
La trattazione non è esaustiva proprio perché quello che scrivo è la trasposizione in chiave grafica e prolissa dell'uso che ne faccio.
I disegni sono stati realizzati da me a mano libera, tramite un programma di grafica sotto Linux Ubuntu.
Sull'argomento, ho rilasciato i seguenti filmati sul canale Yotube:

Prima d'iniziare, introduco quattro semplici concetti di base, in modo che sia comprensibile il loro significato, quando ricorreranno nelle spiegazioni. I disegni sono molto intuitivi e le scritte sono solo a corollario.
Tecnicamente parlando, in una corda distinguo il dormiente, ossia la porzione che non è movimentata direttamente nella realizzazione di un nodo, e il corrente, ossia l'estremità della fune che in genere subisce la manipolazione, che gira, è piegata, torta e via dicendo.

Un altro termine ricorrente è volta, ossia un anello ricavato da una parte di cavo torcendone tra due dita una sua porzione, e il doppino, ottenuto ripiegando su se stesso un tratto di corda.

I nodi, una volta realizzati, vanno assuccati, ossia stretti per eliminare tutte le parti lasche che concorrerebbero a renderlo poco solidale e a rischio di scioglimento.
Si stringe un nodo operando sia sul dormiente, sia sul corrente.

Occorre sempre lasciare uno spezzone di corrente pari a 10 volte il diametro della corda fuori da ogni nodo: in questo modo, se questi dovesse presentare dei punti laschi, in trazione si stringerà e la presenza di cavo ridurrà il rischio di scioglimento.

Nodo piano o di terzaruolo

È un nodo che presenta due doppini interbloccati con i capicorda più corti dalla stessa parte; di fatto sembra formato da due asole simmetriche imprigionate una nell'altra. È spesso utilizzato per unire due corde, ma anche per assicurare un nodo preesistente ed evitare che si possa sciogliere.
Maggiore è la trazione applicata ai capicorda, più il nodo si stringe.
È il nodo che molte persone fanno inconsciamente quando si allacciano le scarpe, con la differenza che si creano due ulteriori asole scorsoie per poterlo sciogliere con facilità. Ho scritto molte e non tutte perché esistono due metodi possibili per allacciarsi le scarpe e se le stringhe si sciolgono sovente, quello realizzato non è il nodo piano ganciato due volte, ma un nodo semplice con asole scorsoie.

Per realizzare il nodo piano si crea prima un nodo semplice, quindi un secondo speculare al primo, ossia incrociando i cavi al contrario, come illustrato nella sequenza qui sopra; la manovra crea i due doppini interbloccanti. Se il secondo nodo non è speculare ma è realizzato come il primo, sottoponendo a trazione i capicorda il tutto si scioglierà con estrema facilità.

Volta tonda e due mezzi colli

È un nodo che sopporta molto bene forti trazioni e m'è tornato utile quando ho attrezzato un paranco per defangare un'auto, un paio di anni or sono, impantanata in una poltiglia di terra e sassi formatasi a seguito di piogge torrenziali, che hanno fatto colare fango dai campi (immancabilmente privi di fossi di contenimento!) sulla strada comunale.
Il nodo si effettua formando prima una volta tonda, ossia passando due volte il corrente di una fune attorno ad un punto di ancoraggio, sia esso un palo, un gancio di traino, un albero.

Dopo il doppio giro, con il corrente si effettuano due mezzi colli, ossia si creano due volte infilate attorno al dormiente, esattamente come indicato nel disegno.

Il nodo, così com'è disegnato è lasco, è quindi necessario assuccare.
Oltre all'uso specifico per cui l'ho utilizzato, questo nodo permette di fissare cavi attorno a pali o tronchi per sottendere funi di trazione, oppure di sostegno, assicurate a loro volta a pali o tronchi di rinvio.

Nodo di Prusik

È un classico nodo a frizione di sicurezza autobloccante nelle due direzioni; una volta realizzato, lo si può far scorrere lungo la corda cui è avvolto, ma si blocca se tirato da una sola estremità.
Lo utilizzo per sottendere un telo tenda lungo una corda di sostegno, abbinato ad una gassa d'amante, come mostrerò poco sotto.
Per realizzare questo nodo, uso un cordino lungo un metro, con cui realizzo un doppino a due terzi della sua lunghezza, in modo d'avere una porzione di fune il doppio dell'altra.
Accavallo il doppino ad una fune tesa tra due punti (su cui poggerà il mio telo tenda), venendo così a creare un'asola in cui infilo i due capi liberi.

Passo quattro volte le estremità libere attorno alla fune tesa e all'interno dell'asola

Tiro quindi le funi per assuccare il nodo, badando che le volte non si accavallino tra loro.

Mi trovo ad avere un nodo in grado di scorrere, se spostato tenendolo avvolto dalla mano, lungo la fune sottesa, e due estremità libere che posso utilizzare per legare un carico che richieda una frizione per essere regolato, proprio come un telo tenda.
Prima di vedere tale esempio, occorre impratichirsi con la gassa d'amante.

Gassa d'amante

Si tratta di un'asola non scorsoia, utile come guinzaglio-collare improvvisato, ma anche come complemento di svariati sistemi di ancoraggio (telo tenda-picchetti), legatura, rinvio per paranchi e ovunque serva un'asola fissa.
Vedrai subito dopo la sua realizzazione, come abbinarlo al Prusik.
S'inizia con la creazione di una volta sul dormiente, badando che la lunghezza del corrente sia sufficiente per creare l'asola principale con diametro utile ai propri scopi.
L'anellino della volta deve essere realizzato in modo che il dormiente vi rimanga dietro, come indicato nella figura di sinistra.

Si prende quindi l'estremità del corrente e lo si infila nella piccola volta, facendola passare dietro il dormiente (figura di destra - sopra).
Una volta che il corrente ha aggirato il dormiente, si infila nuovamente la sua estremità all'interno della volta (figura a sinistra - sotto).
Si ottiene una gassa d'amante lasca (figura di destra - sotto) che dovrà essere assuccata per renderla solida. Lasciare almeno 5 centimetri di corrente, per sicurezza.

Esiste una semplice filastrocca che insegnavo ai ragazzi, quando da giovane ero un responsabile nel gruppo scout:
Il serpente (il corrente) esce da lago (la volta), gira attorno all'albero (il dormiente) e rientra nel lago.
Ecco come si presenta la gassa d'amante assuccata.

Ed ecco come si può abbinare un Prusik con una gassa d'amante per poter tendere un telo tenda lungo un cavo portante, sotteso tra due alberi o pali.
Si prende l'estremità libera più lunga del nodo di Prusik e la si fa passare dentro la fettuccia o l'occhiello del telo tenda, si realizza quindi la piccola volta grazie a cui si costituirà la gassa d'amante, come mostrato in precedenza.

Una volta assuccata la gassa d'amante, è possibile regolare la tensione del telo agendo sul Prusik, spostandolo lungo il cavo di sostegno quanto basta.
In caso di colpi di vento, la frizione fungerà da freno.

Nodo parlato

Questo è il primo nodo che mi ha insegnato mio padre; è molto versatile ed il primo compito cui l'ho sottoposto, ancora adolescente, era legare il mulo alla staccionata, quando ci si recava a raccogliere le olive nella campagna che avevamo in collina.
È anche il nodo che si vedeva fare nei film western, quando assicuravano il cavallo davanti ai saloon, o davanti alla banca... In quel caso con un'asola scorsoia per scioglierlo velocemente.
In realtà questo nodo lo uso anche per fissare dei carichi ad un trave, chiudere i sacchi, siano essi di grano, farina, cemento o altro, ma è anche l'antesignano di sistemi di fissaggio e sollevamento di travi, come vedremo.
Ha un'ottima tenuta, purché la trazione avvenga lungo un'unica direzione.

Il nodo parlato si crea realizzando con il corrente una volta attorno ad un trave. Il corrente passa quindi sopra il dormiente per avvolgere nuovamente il trave.
Il capo del corrente deve essere infilato sotto la diagonale ed il nodo assuccato.

Per legare un mulo (nel mio caso), o un cavallo, invece di far passare il capo del corrente sotto la volta, si realizza con esso un doppino che s'infila sotto la volta, venendo a creare così un'asola scorsoia.

Tirando il capo libero, si scioglierà il nodo. Anche il mulo lo aveva capito... Quando ce lo siamo trovati a brucare le insalate, abbiamo deciso di non ricorrere più all'asola scorsoia.
Per legare i sacchi, è possibile realizzare il nodo parlato formando due volte opposte e quindi incrociarle. S'infila quindi l'anello formato dall'incrocio sul collo del sacco da chiudere (o di un palo a cui assicurare la fune) e si tirano i capi del dormiente e corrente per assuccare il nodo.

Una volta realizzato un nodo parlato attorno ad un trave, una putrella, o un oggetto che non presenti asimmetrie o particolari distribuzioni di massa, con un'opportuna manovra è possibile modificarne l'assetto in modo che possa essere sfruttato per sollevare l'oggetto attorno al quale è stato creato: si ha il cosiddetto nodo da ponteggio.

La manovra richiede di realizzare un nodo parlato molto lasco, quindi spostare i capi del dormiente e del corrente lungo direzioni opposte attorno al trave. Si annodano le estremità con un nodo delle guide con frizione in modo da poter accavallare l'intrugliatura ottenuta ad un gancio di sollevamento.

Nodo di scotta

Altro nodo che uso per appendere oggetti oppure quando mi serve un nodo che regga la trazione e che si possa disfare velocemente.
Si utilizza con profitto anche per giuntare due scotte soggette a tensione, oppure con i ganci di traino ad anello (quelli in dotazione alle autovetture, per intenderci).
È un parente alla lontana della gassa d'amante, perché la sua realizzazione la ricorda almeno in parte.

Si realizza passando il corrente da sotto l'asola (in caso di corda) o dell'anello (in caso di traino) al suo interno, quindi lo si fa girare due volte attorno al doppino o al tondino di ferro del gancio...

...tenendolo sempre sotto il dormiente. Lasciare almeno una ventina di centimetri di fune, per evitare scioglimenti non appena si applica la prima trazione.
Il nodo si assucca tirando il dormiente che fuoriesce dall'asola della corda o dall'anello del gancio. Questa manovra schiaccia il corrente e preme tra loro le due volte, impedendo slittamenti del cordame.

Nodo Margherita

È stato il secondo nodo che mi ha insegnato mio padre, e l'uso che prediligo è quello di accorciare una corda, senza doverla tagliare; allo stesso modo riduco la lunghezza di funi, come ad esempio quelle delle carrucole o paranchi quando non sono in uso, evitando così d'inciamparvi sopra.
Il nodo si realizza creando due doppini; lungo le estremità libere della corda produco due volte opposte che infilo nei doppini creando così due mezzi colli.

Porto in trazione le due estremità che assuccano i mezzi colli e rendono saldo il nodo Margherita.
Quando ho corde molto lunghe con dei tratti un po' sfibrati, sempre che queste non le debba usare per roccia, ma solo per lavoro, il nodo Margherita, così come accorcia, permette allo stesso modo di saltare il tratto consunto, senza dover tagliare lo spezzone e quindi rovinare la corda.

La parte rovinata del cavo deve diventare il segmento centrale del nodo Margherita, perché sia escluso dallo sforzo di trazione che grava sulla corda.
Una variante di questo nodo mi permette di attrezzare un paranco alla veloce per sollevare carichi con minor sforzo.

Nell'immagine è mostrato in posizione orizzontale per motivi di visualizzazione; così come aiuta a sollevare, allo stesso modo può trascinare.
Nel disegno non è mostrato, ma suggerisco di lasciare l'asola strozzata dal mezzo collo lunga almeno 20 centimetri ed eventualmente fare un nodo di sicurezza con essa.
Il corrente di sinistra (che sarà lungo quanto basta) è assicurato ad un punto fisso, come un gancio, un anello, una trave.
La freccia sul corrente di destra indica la direzione in cui applicare la forza per alzare (trascinare) il carico.
Il paranco è efficiente solo quando le funi sono in trazione, diversamente il nodo Margherita modificato potrebbe sciogliersi (da qui l'esigenza di un'asola di sicurezza).

Legatura incrociata e Nodo a Serraglio

Questo è un nodo che utilizzo per realizzare le spalliere per i fagioli, pomidoro ed in genere piante sarmentose ad andamento rampicante. Torna utile anche per fissare listelli, travetti, tubi e oggetti con simile profilo al portapacchi (parlo di un classico portapacchi a grata).

La legatura si realizza con una coppia di volte incrociate con figura a otto infilata, come mostrato nella figura.
Si tratta di un nodo molto solido, una volta ben assuccato tirando in direzioni opposte il dormiente ed il corrente. Un nodo simile si ottiene con piccole varianti nelle volte e negli incroci di cavo, come indicato nel seguente disegno, ed è definito Nodo a Serraglio.

Una volta assuccato, tirando in direzioni opposte dormiente e corrente, si ottiene un nodo estremamente saldo.
È possibile realizzare il nodo a serraglio partendo da un nodo parlato, facendo passare il corrente sotto la prima volta per poi assuccare bene.

In entrambe i casi (variante dal parlato compresa), se il cordame dovesse bagnarsi, per scioglierlo spesso si deve recidere con un coltellino, per questo motivo utilizzo solo spezzoni di cordino da 30-40 centimetri appositamente predisposti in base al diametro degli oggetti che devo legare.

Nodo a strangolare

Ha una certa somiglianza con il nodo parlato, sebbene sia di natura diversa. Come il suo simile, lo utilizzo per chiudere sacchi di juta o quelli di carta per farine e granaglie. Raramente lo sfrutto, come i due precedenti, per realizzare le spalliere o fissare listelli, travetti, tubi e oggetti con simile profilo al portapacchi.

La legatura si realizza con una coppia di volte incrociate con figura a otto infilata, come mostrato nella figura.
Esiste un altro nodo utile per legare i colli dei sacchi; una sua variante permette di resistere anche a trazioni longitudinali a carico del dormiente, cosa che permette di usarlo per imbrigliare tronchi o rami di una certa dimensione per trascinarli o sollevarli.
Il nodo per sacchi (a) prevede una prima volta tonda incrociata a forma di otto, il cui corrente s'infila sotto lo spezzone di dormiente che sottende la prima mezza volta.
Assuccando il nodo si ha una figura molto simile al nodo a strangolare.

La sua variante (b), dopo aver realizzato la prima volta incrociata a forma di otto, prevede un secondo passaggio del corrente attorno al palo, prima d'infilarlo sotto lo spezzone di dormiente che sottende la prima mezza volta.
L'oggetto imbrigliato da questa variante può essere trascinato o sollevato tirando il dormiente.
Utilizzo questo nodo quando il cavo portante del telo tenda non permette di essere sotteso tra due alberi ma solo tra un tronco ed una robusta branca di un albero limitrofo. Lego un'estremità del cavo alla branca con la variante (b) e procedo a fissare l'altro capocorda con un nodo a frizione per tenderlo quanto serve.

Doppio Nodo Inglese

Questo è un nodo che utilizzo per collegare due cordini o per realizzare un anello di corda, spesso quando ho la nessità di una collana cui agganciare oggetti che non devo perdere, ma anche il coltello bushcraft, se ho la necessità di tenerlo sotto la giacca o un maglione, oppure nasconderlo alla vista (quando si lascia un bosco o un luogo in cui la Legge consente il porto per le attività all'aperto, il coltello non deve essere esibito: vedere Legge 110 del 1975 T.U.L.P.S. e successive pronunzie e sentenze della Cassazione, Tribunali, ecc.)

Per realizzare il doppio nodo inglese si pongono paralleli i due tratti terminali del cordino, quindi si considera uno dei due tratti e si fanno due volte incrociate a otto infilate con il corrente. Il processo deve essere duplicato con l'altro capo del cordino, in modo speculare.

Si assuccano i nodi, quindi si tirano i cavi in modo che i nodi si bacino (frecce incidenti). Se la collana o anello di corda risulta troppo lasca, è sufficiente allontanare tra loro i due nodi, facendoli scorrere in direzioni opposte (come indicato delle frecce divergenti).
Se i nodi sono ben assuccati, fanno un discreto attrito sul cordino e non tenderanno a baciarsi con facilità.

Asola scorsoia

Nodo utile quando si voglia un nodo scorsoio semplice, realizzabile in qualunque parte della corda, fune o cordino. L'asola scorsoia può essere realizzata anche con una sola mano, dopo aver preso un po' di confidenza con il metodo.
Produco un'asola in una porzione di corda (quale, in base alla necessità), quindi creo un doppino che infilo nell'anello di corda. Il gomito del doppino diventa la mia asola scorsoia.

La parte di corda che permette di far scorrere l'asola per chiuderla o aprirla lo definisco corrente, la parte che non influisce sul movimento è il dormiente.
Tirando il corrente, il cappio si stringerà. Se non c'è nulla da stringere nella spira, il gomito del doppino uscirà dal nodo che quindi si scioglierà!
Se ora realizzo un mezzo collo con il corrente, attorno al dormiente, ottengo un cappio fisso, chiamato Nodo d'arco degli Eschimesi.

Contrariamente all'asola scorsoia che si può fare in qualunque punto della corda, questo nodo si realizza usando uno dei due capocorda, badando di lasciare abbastanza corrente per il mezzo collo, più uno spezzone per evitare potenziali slittamenti quando di assucca il tutto.

Nodo del Bandito

Nodo utile quando si voglia sganciare un carico collegato al dormiente in modo rapido. Si capisce che non sia un nodo da tenuta; rimane solidale sotto trazione ma tende a sciogliersi facilmente. Anche questo lo usavamo per legare il bue (usato come mezzo d'aratura, oppure il mulo alle staccionate... Anche in questo caso, la bestiola aveva capito come sciogliere il nodo.
L'immagine mostra i tre passi necessari per realizzare questo semplice nodo. L'unica avvertenza è quella di assuccare le asole in questo modo:
al punto 2, dopo aver inserito il gomito del doppino creato con il dormiente, creando così un'asola scorsoia, occorre tirare il corrente per strozzarla al palo o trave;
al punto 3, dopo aver inserito il gomito del doppino creato con il corrente, creando così una seconda asola scorsoia, occorre tirare il dormiente per strozzarla.

Fintanto che il dormiente è gravato da un peso, il nodo rimarrà saldo.
Non appena si tira il corrente, sciogliendo la sua asola scorsoia, il nodo si scioglierà completamente, rilasciando il carico.

Nodo a Farfalla

Questo nodo torna utile quando mi servono delle asole non scorsoie a cui appendere oggetti, come ad esempio la gavetta o un padellino, con l'ausilio di un piccolo moschettone.
Si tratta di un nodo che permette di creare un'asola non scorsoia in qualunque parte della fune o del cavo di cui conosco due modi per realizzarlo.
Inizio con creare un doppino con dimensioni leggermente maggiori dell'anello voglio ottenere a lavoro ultimato. Con il corrente ed il dormiente realizzo quindi due asole incrociate speculari...

Nell'anello creato dalle due asole incrociate faccio passare il gomito del doppino e assucco per bene, ottenendo un'asola scorsoia saldamente bloccata dal corrente e dal dormiente.

È possibile realizzare il nodo a farfalla anche creando una spira da un doppino, su cui vado ad incrociare dormiente e corrente. Faccio passare l'asola della spira sopra l'incrocio e la infilo sotto il gomito del doppino, assuccando per bene. Il risultato è identico al precedente.

L'aspetto interessante di questo nodo è che più si tendono i due capi liberi, più il nodo risulterà serrato, senza il pericolo che possa sciogliersi.

Quella che segue è una variante realizzativa del nodo a farfalla, che però spesso tende a sciogliersi sotto trazione. È veloce da predisporre, ma si nota immediatamente l'aspetto che assume l'intreccio: il nodo è simmetrico fronte retro mentre corrente e dormiente non strozzano l'asola, come nei due casi precedenti.
Con corde sintetiche un po' rigide, l'asola diventa scorsoia e se non intrappola nulla nella sua spira, si scioglie.


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