La mia visione della vita

Benvenuto in questa sezione nascosta, chiunque Tu sia.

Se sei qui, vuol dire che sei una Persona curiosa - e la cosa denota, ed è sinonimo d'intelligenza, caratteristica sempre più rara di questi tempi, una Persona che non si é accontentata di navigare di fretta e che ha cercato qualcosa in più.
Non ho la minima idea se quello che troverai qui potrà servirti, del resto non è una parte in vista del sito; parla di me da una prospettiva insolita, quindi a te la scelta se continuare o chiudere questa scheda.

Il mio nome è Paolo, sino a qualche anno fa conducevo una vita come tante, poi è arrivato il cancro, mi sono trovato davanti ad un bivio senza alcuna indicazione su come procedere, mi sono sentito smarrito, con la paura che mordeva le caviglie, un sacco di dubbi e domande a cui nessuno pareva voler dare risposta, o semplicemente non poteva perché non ne aveva.
La rabbia è la prima emozione, poi pensi alla morte.
La morte che incombe non è più qualcosa in divenire, remoto, diventa una una certezza.
Fortunatamente per tutti.
Questa é la vera giustizia suprema, che tutti subiranno, dal più povero e diseredato al più illuminato o facoltoso benestante del pianeta.
Però è troppo facile pensare alla morte, qualcosa che ti libera dalle responsabilità e tanti saluti a tutti.
Si deve pensare a chi rimane, perché possano tirare avanti nel caso si avveri l'evento peggiore.
Poi, dopo 10 anni trascorsi sul filo del rasoio, puntuale ne è arrivato un altro.
Anche questo non sembra aver lasciato conseguenze particolari, però ho incominciato a pormi parecchie domande e ad avere fondati timori per il mio futuro.
Quando mi sono trovato alle soglie della paranoia, un medico diverso da tanti mi ha detto che con quello che mi era capitato, solo uno stupido non avrebbe timori per il proprio futuro.
Un futuro che oggi sto scrivendo e mentre batto sui tasti penso che forse sono stato fortunato: in questi anni ho perso amici, compagni di viaggio in un periodo cupo dell'esistenza, fratelli trovati e poi portati via dalla malattia, che hanno lasciato un vuoto nella mia ma soprattutto altrui vita.
La mia, di vita, spero, sarà invece un susseguirsi di controlli periodici.
Il cancro è qualcosa che ti cambia la vita e ti cambia dentro.
È anche un tarlo che, sebbene uno sia circondato dagli affetti familiari, non ti lascia in pace nei momenti di riposo, in cui la tua mente cerca altri stimoli, non vincolata da pressioni e quindi è libera di vagare.
Per quanto amore ci sia nella famiglia, uno è pur sempre solo con se stesso e con i propri pensieri. Basta poco perché il dubbio riemerga e riprenda a minare nuovamente le fondamenta delle proprie certezze.
Di certo questa condizione rende più sensibili e partecipi al dolore e alla sofferenza degli altri. Vedi tutto da un'altra prospettiva.
Ripensi agli anni di studi, sacrifici sui libri, impegni nel lavoro, la corsa alla carriera o al successo, l'accumulare denaro per la casa, l'automobile lucida e il cellulare ultimo grido, i vestiti alla moda, e altre amenità...
Tutto passa in secondo piano; perde di significato, diventa inutile, oltraggioso nei confronti della vita.
Solo il tempo ha valore.
Assume sostanza, una massa.
Tempo per se stessi, per chi si ama, chiunque sia.
Si stenta a rimanere calmi come si vorrebbe e la tendenza è quella di diventare dannatamente intolleranti alle cazzate o a chi si piange addosso per delle scemenze.
Si diventa selettivi nelle amicizie o nelle semplici frequentazioni.
C'è bisogno di concretezza, di toccare con mano per riprendere il contatto con la vita di ogni giorno. Quando s'intravede un minimo di luce, uno spiraglio, un minimo di speranza, si fanno progetti per il proprio futuro e quello delle persone che si amano, anche a lungo termine - purché realizzabili.
Il lavoro aiuta nei momenti difficili, ma è un ausilio estremamente effimero se non si ha qualcosa di più concreto tra le mani. Uno può anche passarci 12 ore, ma alla fine - prima o poi - dovrà affrontare se stesso ed i propri demoni, una volta timbrato il cartellino.
Ho avuto per ben due volte una seconda possibilità, una fortuna preclusa a molti, e sono fermamente deciso d'investire tutto il tempo che mi rimane a trasmettere qualcosa agli altri ma soprattutto nella famiglia perché, piaccia o meno, di noi rimarrà solo il ricordo di ciò che per gli altri abbiamo rappresentato.
Si tratta ovviamente di una scelta, non è "La Scelta".
Costruisco per la mia famiglia, cercando di portare esempi positivi, di non avere o trasmettere legami con il denaro, di condurre una vita sobria ma dignitosa, nel rispetto degli altri ed aliena a qualsiasi forma di arroganza, supponenza e prevaricazione.
Poi mi confronto con i miei limiti: arrampico su roccia e pratico alpinismo, attività dove metti la tua vita letteralmente nelle mani di un altro, colui che ti fa sicura o ti tiene mentre cadi. Un'attività che aiuta a riacquistare la fiducia nel prossimo.
Se sarò fortunato sarà come rinascere, ma già ora mi sento lontano anni luce dagli stereotipi e molto mi scivola addosso.
Ogni mattina mi alzo, osservo mia moglie dormire oppure la sento aggirarsi per casa, già sveglia, e mi chiedo quali siano i suoi pensieri sul nostro futuro; vado ad accarezzare mio figlio che dorme ancora, sperando di vederlo crescere e diventare un uomo, poi mi reco sempre sul terrazzo di casa, qualunque sia il tempo: guardo le Alpi dove calco la neve scricchiolante o ne arpiono la roccia con le dita, volgo lo sguardo alle colline, inspirando a pieni polmoni l'aria di campagna e mi ripeto che ogni giorno che mi è concesso di vivere è per me un giorno fortunato, a prescindere di come gli altri o gli eventi cercheranno di incidere.

Ciao!
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