Recessione e decrescita
Analisi e considerazioni, l'indispensabile, la dipendenza e l'affrancamento
12.12.2011 - Corretto 01.07.2016

NOTA: il contenuto non analizza un reale scenario e non fornisce una previsione reale. Lo scritto è frutto di un'idea dello scrivente che non è un economista o un esperto di dinamiche sociali.

Analisi e considerazioni

Viviano all'interno di un sistema economico fondato sulla speculazione di borsa, sul profitto puro e sulla crescita continua della produzione, abbinata ad un consumo compulsivo di merci, beni e servizi.
Questo meccanismo è basato sul presupposto che le persone consumino a ciclo continuo per tenere in piedi il meccanismo, ma soprattutto che non sappiano fare niente - o sappiano fare meno dei loro genitori - e si trovino quindi nella condizione di comprare tutto ciò di cui necessitano per vivere, addirittura la pasta pronta e precotta.
Ormai, dall'ultimo decennio del 900, chiunque possegga ancora il senso critico s'è accorto che questo modello ha iniziato a mostrare le sue lacune e che un'economia del genere è destinata a declinare inesorabilmente, a meno di scoperte strabilianti in grado di rivoluzionare in senso positivo la vita di tutti gli abitanti del pianeta.
Il vivere al di sopra delle proprie possibilità in una falsa percezione di benessere ha creato e crea sacche di povertà spesso evidente, molte volte occulta che però si manifesta con una crisi economica che potrebbe sfociare in una recessione globalizzata dai risvolti imprevedibili.
Può sembrare una profezia da menagramo, ma rimanendo nel pragmatismo basta ascoltare filosofi e liberi pensatori laici, il parere di economisti e analisti di mercato indipendenti per capire che è meglio prepararsi ad affrontare un periodo difficile.
Sul lunghissimo periodo anche il petrolio finirà, ma ancor prima subiremo gli effetti del suo aumento di costo, non appena la domanda di idrocarburi avrà un'impennata, dovuta alla sempre maggior richiesta da parte delle economie emergenti.
Certo, prima che questo avvenga saranno prese le opportune misure tecnologiche, ma siamo così sicuri che il pensiero dominante permetterà una transizione pacifica e pilotata a scapito della possibilità di dominare chi avrà fame di energia?
Non dimentichiamoci che l'Africa non ha mai sperimentato un'economia come quella dei paesi del BRIC (Brasile Russia, India e Cina); presto o tardi, quando farà comodo, sarà anche il loro turno; l'Africa sarà un continente che dovrà perché vorrà crescere e che aumenterà la propria domanda di energia.
Per assurdo, quindi, potremmo semplicemente essere privati di fonti di approvvigionamento energetico perché i produttori preferiranno vendere con maggior lucro dove maggiore sarà la sicurezza di un investimento, lasciando a secco le vecchie economie?
È pur vero che spesso gli alti e bassi sugli approvvigionamenti energetici sono stati frutto di beghe politiche, ma potrebbe capitare, per cause geopolitiche, di trovarci nella situazione di non poter acquistare la benzina per andare al lavoro, di non permetterci il riscaldamento a metano, di pagare prezzi esorbitanti per ogni chilowattora di energia elettrica prodotta con combustibili fossili.
Solo se questo scenario si avvererà, tutto ciò che stava in piedi su presupposti, presunzioni e non su costrutti concreti, subirà un brusco arresto cui potrebbe seguire il crollo dell'occupazione e di conseguenza andremo incontro ad un vero scossone socio-economico, perché chi non ha denaro non può consumare, pagare affitti, partecipare all'economia del Paese - che conta su di noi per pagare il debito contratto con altri Paesi. Chi produce non vende. Le aziende non assumeranno ma licenzieranno, grazie al progressivo azzeramento di ogni forma di tutela (come avviene negli USA e in altri Paesi, dove però esistono ammortizzatori sociali più efficienti). Anche se permanesse l'istituto della cassa integrazione guadagni e della mobilità il tracollo economico delle famiglie sarebbe solo questione di tempo.
Sì, perché i sussidi danno solo la falsa sensazione di mantenere un minimo di autonomia economica.
Il rischio principale sarà quello alimentare, perché buona parte della gente è abituata ad acquistare ciò che mangia e non dimentichiamo inoltre che molti alimenti non sono più prodotti in Italia e la filiera agro-alimentare è oggi basata sull'uso massiccio d'energia da idrocarburi fossili per la produzione ed il trasporto.
Un'altra incognita graverà sulle aree più fredde del Paese: l'impossibilità di scaldarsi adeguatamente.
Non è minimamente immaginabile come si comporteranno le masse o i Governi, magari il crollo avverrà in modo graduale, pilotato, e tutti ci abitueremo a modificare il nostri stili di vita e lavorativi adeguandoci al cambiamento che ci traghetterà, sul medio o lungo periodo, verso una società diversa, più sobria ma anche più felice e consapevole dei propri limiti.
Potrebbe esserci però un crollo disastroso, perché politici ed economisti cercheranno di tenere in piedi il sistema ad ogni costo, negando l'evidenza, giocando con tasse, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni selvagge, liberalizzazioni, capitali virtuali, con l'acquisto reciproco dei debiti pubblici, finché questa montagna di letame, piantonata con le pertiche della menzogna, non franerà rumorosamente, senza preavviso.
Prima che qualunque cosa possa capitare, è possibile fare alcune considerazioni di carattere generale e predisporre un piano per salvaguardare una condizione di vita dignitosa, fiduciosi che tutte le crisi saranno superate perché prevarrà l'istinto di conservazione della specie.
È chiaro che nulla è gratuito: sono necessari sacrifici sin da subito, alcuni banali, altri di maggiore entità, per abituarsi alle eventuali privazioni ed ai cambiamenti socio-economici.
Si fa sempre in tempo a riappropriarsi del superfluo se le cose andranno meglio del previsto.
Con una vera crisi economica o energetica, cambiano le abitudini di vita, ci si adegua con il tempo e chi non lo fa non sopravvive. S'impara quindi ad autoprodursi il cibo, a non illuminare tutta una sala quando per leggere o giocare basta un chiarore decente concentrato dove serve. Ci si copre un po' di più e si riduce il consumo di legna per il riscaldamento, si adottano sistemi di cottura combinati o simultanei più efficienti.
La necessità di un cambiamento nel modo di pensare, consumare e produrre, impongono soluzioni che sono già alla nostra portata, basta infatti esercitare senza pregiudizi la nostra capacità di osservazione, lettura ed ascolto critici, abbinata ad un percorso di avvicinamento al consumo intelligente e responsabile.
Occorre allora abituarsi a redigere puntualmente un dettagliato bilancio familiare, analizzando in modo critico i capitoli di spesa: qual è il bisogno reale e qual è quello indotto dalla moda, dalla pubblicità o dai condizionamenti sociali.

Bisogna iniziare un percorso per comprendere quali sono le cose importanti nella nostra vita, cosa veramente è indispensabile, liberandosi di inutili fardelli; gran parte delle cose che ci circondano sono - di fatto - inutili, e più ne abbiamo, più dobbiamo faticare per mantenerle.
Serve davvero cambiare il cellulare ancora funzionante con un nuovo modello perché fa tendenza? Serve assolutamente possedere l'ultimo televisore proposto dal mercato, oppure passare ad un nuovo computer multicore, quando quello vecchio funziona perfettamente?
Si deve proprio rottamare un'auto di 5 anni per una nuova se poi le amministrazioni comunali bloccano il traffico anche alle auto dell'ultima generazione?
Smettiamo subito di credere a chi racconta che spendendo i nostri soldi si risolleveranno le sorti del mercato nazionale ed internazionale... Tutte fandonie: uscire dalla crisi economica e sociale è possibile con il lavoro per il lavoro all'interno di un'economia etica, che fermi la corsa al profitto generata da una matrice utilitaristica che delocalizza la produzione, licenzia gli operai e poi pretende di lucrare sulla loro pelle.
Ricordiamoci sempre che il denaro è solo un mezzo di scambio come altro, ma siccome non è possibile pagare un paio di scarpe per un figlio con il pane fatto in casa o con le verdure del proprio orto, è necessario salvaguardare quel poco che si ha o che ci resterà, senza dover ingrassare chi cerca solo il profitto sfrenato senza generare lavoro, senza reinvestire gli utili in un'economia sana e rispettosa delle vita e della dignità della persona.
Il denaro sarà sempre meno, si dovrà limitare il suo uso dove strettamente necessario.
Questa visione, assieme ad altre di natura analoga espresse con diversi contenuti, porta al concetto di decrescita sostenibile, che vuol dire mettere un freno allo spreco, agli ammiccamenti della pubblicità e dei falsi miti di un'economia deviata, per migliorare la propria condizione di vita, tramite la cooperazione ed il potere contrattuale dei grandi numeri, abbinati alla scelta di una vita con meno impatto sia sulla propria esistenza, sia sull'ambiente.
Se ci pensiamo, altro non è che un ritorno ai comportamenti sociali che hanno da sempre caratterizzato la storia del nostro Paese quando i valori etici avevano ancora un significato.
Gruppi d'acquisto solidale, autoproduzione energetica ed alimentare, autoconsumo, baratto, recupero e riutilizzo dell'usato (giocattoli, vestiti, elettrodomestici, auto, biciclette, motocicli, ecc), risparmio energetico e recupero della risorsa idrica, lavoro inteso come paradigma della libertà e dignità individuale, economia etica, banche etiche di Mutua Autogestione (MAG), condivisione di saperi e banche del tempo...
La lista minimalista schematizza quello che la parola decrescita porta con sé, ossia un modo diverso di relazionarsi, vivere, consumare ed acquistare - più consapevole delle esigenze e possibilità reali di ciascuno di noi, meno dispendioso (sgravare il più possibile le merci da forme di intermediazione), più attento alle risorse del territorio, quindi più sicuro per la salute, rispettoso dell'ambiente e anche della dignità di chi lavora per produrre.
Ma non solo, la lista pone anche le basi per compiere un primo passo verso un'economia familiare sostenibile e l'autosufficienza, basata al limite estremo su un sistema solidale e dignitoso di coltivazione cooperativa senza fini di lucro, tramite la conduzione di orti, pollai o micro allevamenti sociali di animali di piccola taglia.
Se le persone si organizzano e condividono le proprie esperienze, coltivano, fanno il pane in casa, barattano oggetti, autocostruiscono collettori solari per il riscaldamento e l'acqua calda sanitaria, allestiscono generatori eolici per alimentare piccoli carichi, ebbene queste persone hanno consumato di meno, inquinato di meno, sprecato di meno, prodotto il vero benessere sociale e non hanno apportato il loro contributo al calcolo del falso indicatore di benessere ben noto con l'acronimo di PIL, tre lettere che sono le vere responsabili del tracollo della nostra economia.
Sopravvivere al tracollo implicherà il passaggio dal benessere al ben-essere.
Il benessere come ce lo hanno sempre proposto, porta con se la materialità, la dimensione acquisitiva (denaro, vestiti, auto, oggetti che gratificano in qualche modo chi li possiede); il ben-essere, invece, è la manifestazione espressiva della vita, della spiritualità in senso lato (non parlo di ascesi o fantasie zen, misticismo, folletti buoni e scempiaggini del genere), l'insieme di tutte quelle scelte etiche e sociali basate sulla meritorietà (opera di giustizia ed equità) e non sulla meritocrazia (che distrugge la vera democrazia perché è l'esaltazione dei migliori), scelte che permettono la realizzazione della persona in quanto tale, che ne valorizzino l'operato in funzione delle manifeste capacità, che permettano di disporre del proprio tempo e della propria vita.
Se si vive in un'area dove sorgono altre abitazioni, è pertanto necessario riconsiderare i rapporti di buon vicinato, il concetto di cooperazione e aiuto reciproco. La scelta di una condivisione dipende dalla propria filosofia di vita e dalle proprie abitudini, ma è necessario ricordare che un gruppo di famiglie che cooperano, adottano una politica di scambio e baratto, lavorano sul concetto di assistenza reciproca, riescono a superare meglio le difficoltà di chi vive in isolamento.
Purtroppo vivere in città, specie nei condomini, non aiuterà ad affrontare un eventuale tracollo con quello che ne consegue, e non aiuta molto ad approntare un piano per la sua prevenzione.
Chi può, dovrebbe considerare d'investire in un'abitazione passiva prefabbricata in legno, ad un solo piano, con locali di servizio interrati e abitabilità non superiore ai 100 m2, fornita di un piccolo appezzamento di terreno di almeno 2000 mq, meglio se con una pertinenza boschiva di identica estensione.
Vendendo un appartamento in città, si acquistano senza problemi terreno e abitazione in aree rurali e avanza ancora del denaro.
Questo è il primo sacrificio: spostarsi lontano dai centri urbani, oltre la cintura del comparto industriale o lavorativo, dove maggiore è o era l'incidenza del settore primario. Certo, ci sono meno agi, la vita è meno frenetica, niente movida e diversi i valori con cui la si affronta nel quotidiano.
Finché dura l'attuale modello economico, il problema della distanza è legato solo ai tempi di percorrenza, si consuma meno percorrendo 50 km al giorno di strade extraurbane a velocità costante che qualche decina di chilometri in città, imbottigliati dal traffico.
Se si avrà il tracollo, probabilmente non sarà più necessario muoversi perché mancherà anche il lavoro nelle forme in cui lo intendiamo oggi.
Sia che tu cambi casa, sia che voglia restare dove sei ora, controlla quanto di quello che hai è veramente indispensabile e identifica tutto ciò che deriva e dipende da un'economia basata sul petrolio e derivati o per cui devi sgobbare per mantenere.

L'indispensabile, la dipendenza e come affrancarsi

Vediamo di applicare i concetti precedenti. Fai una lista completa di quello che possiedi, dei servizi e delle utenze di cui usufruisci. Come esercizio, prova ad escludere tutto ciò che non è assolutamente indispensabile per la vita, la salute o il minimo benessere individuale e dignitoso.
Personalmente, in una situazione di crisi profonda, con la mia famiglia siamo giunti alla conclusione che servono assolutamente:

Senza sbarazzarci di quel di più che oggi fa da contorno all'esistenza pura, ma senza buttare altri danari per circondarci di novità o cose inutili, vediamo di analizzare le poche voci rimaste e di lavorarci sopra.
L'acqua è pompata nelle condotte dalla società che gestisce la distribuzione; se il gestore non si preoccupa per tempo di munire gli impianti di un sistema fotovoltaico, un black-out energetico potrebbe limitarne la portata, i tempi di somministrazione o privarcene. Ma consideriamo anche il fatto di non poter pagare la fattura, se i tempi diverranno davvero cupi.
Chi ne ha la possibilità, potrebbe già da ora scavare un pozzo, se il sottosuolo è idoneo. È un buon modo per garantirsi comunque una riserva idrica.

Una pompa manuale basculante, eolica oppure una pompa elettrica alimentata da celle solari e batterie (per la notte o a copertura dei periodi di bassa insolazione) potrà veicolare periodicamente l'acqua dentro una capiente cisterna da un paio di metri cubi e da lì scendere per caduta.
È essenziale recuperare l'acqua piovana e di lavaggio degli alimenti dentro cisterne interrate da un minimo di 3 ad un massimo si 15 metri cubi e pomparla dove serve con i metodi precedenti.

Per il trattamento delle acque valgono le indicazioni già fornite nelle altre pagine del sito.
I sanitari consumano dai 10 ai 20 litri ad ogni risciacquo. Le riserve idriche è meglio sfruttarle per usi alimentari, l'igiene, la coltivazione o l'allevamento di piccoli animali.
Conviene pensare alla costruzione di due gabinetti a secco in modo da compostare le deiezioni.
Servono due compostiere perché le trasformazioni aerobiche delle deiezioni richiedono circa 4-6 mesi, pertanto occorre alternare l'uso dei gabinetti.
La costruzione di un compost-toilet non richiede tecnologie o materiali particolari né costosi.
Per l'autocostruzione, bastano materiali di impiego comune e una pratica neanche troppo elevata con questo tipo di lavori manuali.
L'oggetto del disegno d'esempio è così descrivibile:

  1. Sede del gabinetto e tubo di conferimento
  2. Eventuale apertura per scarti alimentari
  3. Camino di sfiato dell'aria (oltre il livello del tetto). A meno che non si preveda un piccolo pannello solare dedicato, per evitare una ventola di movimentazione elettrica, è suggerito l'uso di un tubo GEBER-IT nero da 8 pollici (20 centimetri), esposto a Sud, in modo che l'irraggiamento solare lo scaldi e crei un naturale moto convettivo dell'aria che quindi tenderà ad uscire, creando una depressione sufficiente ad aspirarne altrettanta dall'apertura per l'ingresso aria.
  4. Apertura per l'entrata dell'aria.
  5. Canali per l'aerazione.
  6. Materiale finale compostato.
  7. Botola per il ritiro del compost.

Un sistema di compostaggio potrebbe dare origine ad alcuni problemi noti per cui esistono soluzioni appropriate.
Spesso si potrebbe accusare un forte odore proviene dal gabinetto. Le cause sono molteplici.
La pressione dell'aria all'interno della casa è minore di quella all'interno del contenitore, occorre allora migliorare la corrente dell'aria all'interno del camino, installando un camino solare ausiliario o un ventilatore da avviare in caso di bisogno.
Un camino o una cappa possono avere prevalenza rispetto al camino di scarico dell'aria del contenitore del compost ed aspirare gli effluvi dalla tazza: in questo caso è sufficiente tenere chiusa la porta del gabinetto e permettere il cambio dell'aria tramite la finestra.
Bisogna pulire periodicamente con uno spazzolone il camino d'aerazione, verificando la pervietà delle linee d'ingresso ed uscita dell'aria.
Se il compostaggio è rallentato, probabilmente la temperatura nel locale che ospita il bacino è troppo bassa e di conseguenza l'aria in ingresso è a una temperatura insufficiente per il processo; isolare meglio il contenitore e il camino dell'aria; cercare di fornire aria più calda (pannelli solari termici, stufa economica, canne fumarie, ecc.)
Se l'odore è più intenso al di sopra del tetto del contenitore in corrispondenza delle sue aperture, nel contenitore del compost c'è carenza di ossigeno o il materiale si è ammassato troppo e non viene più aerato in maniera corretta; dopo aver verificato, occorre ingrandire le sezioni di presa e di scarico dell'aria e/o introdurre materiale che riesce a dissodare il mucchio, come torba, truciolato o assimilati e smuoverlo con un attrezzo.
Se nello spazio del compostaggio si raccoglie del percolato e/o si sente odore di ammoniaca, il mucchio non scivola in modo corretto verso il basso lungo il piano inclinato, così che l'umidità non può essere assorbita in maniera sufficiente, oppure c'è poco materiale organico che riesca ad assorbire l'umidità tra il mucchio di feci e la zona di raccolta. Rispettivamente, spingere il mucchio con prudenza verso il basso con un attrezzo o aggiungere in loco della torba, così che l'urina o altro possa essere assorbita.
Se nello spazio del compostaggio si raccoglie del percolato in assenza si odori, o i rifiuti di cucina non riescono ad assorbire abbastanza acqua, oppure non vengono introdotti nel contenitore abbastanza scarti di cucina o di giardino. Le soluzioni prevedono di girare e rivoltare il mucchio con un attrezzo, oppure aggiungere torba, fogli di carta o segatura.
Se la condensa scorre giù per il camino di scarico dell'aria si deve migliorare l'isolamento termico del tubo e del contenitore. Talvolta l'area che ospita il contenitore è troppo fredda, pertanto non si riesce ad assorbire abbastanza l'umidità; in questo caso bisogna apportare aria più calda oppure riscaldare il mucchio di compost per alcune ore.
Per evitare che nella compostiera giunga troppa urina, conviene pensare ad un sistema di deviazione a livello della tazza, per dirottare i liquidi in un bacino di fitodepurazione. La cosa complica un po' il progetto del gabinetto a secco.
Se ci sono mosche nello spazio del compostaggio, che arrivano fino al bagno, vuol dire che la circolazione dell'aria all'interno del contenitore è scarsa; occorre aumentare la ventilazione con un'apertura trasversale per l'aria più larga, un camino solare più ampio o un ventilatore. Controllare sempre che la trama in acciaio della rete, posta in corrispondenza delle prese dell'aria, sia abbastanza fitta.
Prevedere sempre una trappola per mosche, sopra il contenitore di compostaggio, in fase di progettazione.
Se si nota un numero elevato d'insetti, probabilmente l'equilibrio biologico si è alterato e ci sono pochi insetti predatori. L'unica soluzione è l'introduzione di un insetticida organico a rapida decomposizione (piretro) ed il versamento contemporaneo, sopra la massa, di pezzi di carta o d'erba tagliata perché, specialmente in estate, si annidano diversi insetti predatori e mantiene la massa ben coperta.
Se gli insetti diventano una piaga, agganciare nastri collosi dentro la struttura della compostiera, ma solo dopo aver livellato l'equilibrio biologico. Gli insetti rimarranno appiccicati, quelli superstiti verranno successivamente attaccati dai predatori se si aggiungono contemporaneamente dell'erba tagliata, pezzi di carta, erbacce.

Per garantirsi il riscaldamento, le stufe a pellet non sono una buona soluzione al problema; necessitano di cure e manutenzioni eccessive, hanno elettronica a bordo che funziona con la tensione di rete e dipendono da un combustibile legnoso, prodotto con sistemi meccanici, che usano a loro volta energia.
Si può utilizzare una stufa a legna piazzata strategicamente da permettere al calore di propagarsi a tutte le stanze, oppure ricorrere ai pannelli solari termici, associati ad una riserva stagionale e riscaldamento a pavimento. Con questa soluzione, dal costo maggiore, sono obbligatorie pompe di ricircolo, che dovrebbero però funzionare in corrente continua, in modo da alimentarle con le celle solari e le batterie.
Il solare termico permette comunque di avere anche solamente acqua calda sanitaria (ACS), a sua volta accumulabile in recipienti isolati.
Ci si può affrancare dall'energia elettrica qualora si opti per sistemi a circolazione naturale, che non prevedono l'uso di pompe.

È meglio iniziare ad istallare un simile impianto, prima che i prezzi lievitino e diventi impossibile affrontare la spesa, acquistando sempre un modulo di riserva ed un paio di pompe nuove da conservare come ricambio. In commercio esistono docce solari in plastica nera, ma se sei pratico di lavori manuali, è anche possibile acquistare diversi metri di tubo nero in cui fare circolare liquidi sfruttando i moti convettivi dei fluidi ed accumulare calore in recipienti termicamente isolati.

Sostituisci la cucina a gas o affiancala con una cucina economica a legna, oltre a cucinare, ci si riscalda durante l'inverno ed è possibile integrare il calore accumulato dai pannelli solari nella riserva stagionale, specie nei periodi più freddi e con basso irraggiamento.
In estate, il calore prodotto, può essere convogliato tramite una cappa e sfruttato per essiccare carni, frutta, verdura, cereali o eventuali foraggi animali per l'inverno.
Prevedi l'uso di concentratori solari parabolici, che possono sostituire la cucina economica quando c'è molto sole: questi specchi concavi sono in grado di cuocere cibi all'interno di pentole.

In un contesto di decrescita ha poco senso pensare di prodursi energia elettrica con un impianto a isola, in quantità tali da soddisfare le necessità velleitarie tipiche di un mondo basato sul consumismo spinto, a meno che non si abbiano migliaia di Euro da spendere a cuor leggero.
Meglio investire in un sistema solare integrato per caricabatteria con un paio di pannelli ed un modulo di riserva da affiancare se servisse una produzione maggiore.
Acquistare un regolatore di carica di riserva.

Per dimensionare il sistema integrato, oltre al carico dell'impianto d'illuminazione, bisogna aggiungere gli assorbimenti della pompa che ricircola l'acqua calda nell'impianto di riscaldamento a pavimento o che veicola i fluidi negli scambiatori dei pannelli solari (se questo sistema termico è presente).
La presenza di batterie da 12 o 24 V con capacità di 200A/h, che non devono essere stagne, richiede una buona scorta di elettroliti, acqua distillata e almeno quattro o cinque batterie di riserva vuote.
Se la zona ha venti dominanti, è possibile integrare la produzione ricorrendo al microeolico, con una turbina da 1 kWh.
Trattandosi di produzione di corrente continua, l'impianto ausiliario d'illuminazione dovrà essere a bassa tensione, con LED bianchi ad alta efficienza, piazzati nei vani maggiormente abitati, con luci di cortesia altrove.
Suggerisco di fare una buona scorta di candele classiche. Un migliaio di candele in pacchi da 10 o 20 occupano poco spazio e conservate bene durano per sempre.
Occorre una grossa scorta di accendini e fiammiferi, da tenere in contenitori stagni con il silica-gel o la calce spenta per assorbire umidità.
Accendini o fiammiferi si devono usare solo per una prima accensione, dopo di che si passa la fiamma da un sistema all'altro con ramoscelli secchi.
Molti si riempiono il magazzino o l'autorimessa di oggetti dismessi che dimenticano per decenni e che mai più useranno. Invece di accumulare ricordi che si perderanno nell'oblio e daranno un gran lavoro ai successori in linea ereditaria per sbarazzarsene, sfrutta lo spazio per una riserva di legna. La legna non va a male negli anni, al limite diventa rifugio di ragni e qualche tarlo (se gradisce l'essenza). Tagliala in pezzi uniformi, della dimensione massima accettata dalla stufa o dalla cucina economica, impilala sino al soffitto, in più file. Puoi creare delle pile contro la parete esterna lato nord della casa, per aumentare l'isolamento, l'importante è che il legname rimanga dentro la linea dello spiovente e che sia protetto con un telo ben assicurato e teso.
Prevedi sempre una riserva di legna per coprire due stagioni rigide, più le esigenze di cucina.
Impara per tempo a coltivare o allevare la maggior parte del cibo che consumi.
Non ci si improvvisa agricoltori, è necessario fare esperienza per almeno 3 anni di fila, capire i concetti base, verificare i quantitativi prodotti e consumati, come effettuare rotazioni colturali e comprendere le esigenze degli animali da cortile (pollame, anatre, conigli e al limite un paio di mialini).
Se hai un bosco, puoi pensare di allevare un paio di caprette, inoltre pianta i pioppi ibridi ad accrescimento rapido; con una gestione oculata ti garantiranno una riserva costante di ottima legna da ardere.
Pianta meli, peri, pruni, ciliegi, un filare di uva da tavola, mandorli e noccioli, aranci e limoni (se il clima lo consente) in modo da garantirti frutta di stagione e integratori di olii vegetali.
Costruisci una serra a tunnel per coltivare anche nella stagione rigida, meglio se predisponi una seconda struttura da coprire al sopraggiungere dei primi freddi, per preservare le produzioni tardive o invernali dal gelo.
Abituati a trasformare e conservare il cibo; fai pratica leggendo libri o frequentando anziani che queste cose le fanno da sempre: saranno felici di trasmetterti le loro conoscenze in cambio di compagnia e di una chiacchierata.
Invece di pile di riviste o ciarpame vario, in cantina fai posto a scaffali ordinati in cui riporre conserve o carni salate, affumicate, formaggi o insaccati stagionati.
Impara a farti il pane in casa con la pasta madre e valuta quanta farina utilizzi in un anno. Converti i quantitativi in sacchi di grano, che si conserva più a lungo rispetto alla farina e riponili in un luogo asciutto e buio; le granaglie possono durare anche tre anni.
Compra un mulino a mano per cereali e produci la farina che ti serve, al momento; non pensare alla fatica di muovere una manovella, pensa alla fortuna di poter mangiare e di avere un tetto sulla testa.
Predisponi e gestisci scorte a lungo termine, come indicato nei precedenti capitoli.
Nei boschi e nei campi si trovano centinaia di piante utilizzabili a scopo alimentare: abituati a riconoscerle e ad usarle normalmente, anche in sostituzione degli alimenti comuni.
Acquista vestiti classici, come jeans robusti con bottoni (facili da sostituire, diversamente dalle cerniere), pantaloni di lana o fustagno, camicie di cotone o lana, intimo comodo e scarpe di robusta fattura; infischiatene della moda che è sempre effimera e passeggera.
Il fustagno è un tessuto resistente con armatura a saia a 3 o a 4 realizzato con un ordito e trama in cotone o in lana. Le sue caratteristiche sono la robustezza e resistenza, unite alla morbidezza (l'armatura a saia) e alla mano scamosciata, che gli dà l'aspetto vellutato.
Il fustagno è simile al tessuto denim dei jeans da cui si discosta dal colore dell'ordito, infatti nel fustagno trama e ordito sono del medesimo colore.
Ho vestiti simili acquistati anche trenta anni or sono, in condizioni decenti se non ottime, che utilizzo normalmente: sono dignitosi e tengono caldo in inverno o fresco in estate. Ho scarpe risuolate, scarponi e stivali da lavoro talmente robusti di cui non vedrò la fine... E me ne infischio dei giudizi altrui.
Una scorta di abiti classici ti può durare una vita e non avrai bisogno di spendere i risparmi in abbigliamento, in caso di crisi profonda.
Coperte di lana, lenzuola, asciugamano, tovaglie e tovaglioli, se trattati con rispetto, durano decenni e possono essere riconvertiti in altri oggetti da sartoria popolare, quando sono consunti.
Se la trovi, acquista una macchina da cucire meccanica: oggi è antiquariato ma potrebbe essere d'attualità prima di quanto ci si aspetti. Recupera inoltre forbici da sarto, aghi, rocchetti, filo di colori e calibri utili per rammendi o interventi si sartoria domestica.
Nel peggiore degli scenari, il lavoro di concetto potrebbe ridursi all'osso, giusto per far funzionare a regime minimo quel poco di amministrazione o sistema economico che tenta di riaffermarsi.
Inizia a riconvertire la tua professionalità, senza buttare quello che al momento ti da vivere.
Quali potrebbero essere le professioni indispensabili in un mondo che ha stravolto la sua economia?
A parte medici e infermieri, forze dell'ordine e vigili del fuoco che dovranno vigilare come non hanno mai fatto prima, potrà avere ampi margini di sostentamento chiunque sappia fare lavori manuali: carpentieri, muratori, falegnami, idraulici, meccanici, tecnici e riparatori d'impianti ad energie rinnovabili, coltivatori, allevatori, casari, mugnai, panettieri, sarti, calzolai, fabbri, pescatori e al limite persino carbonari.
Verifica se ci sono dei corsi, magari a pagamento, scegli un mestiere e prova a metterlo in pratica. Cerca tra gli agriturismo o le fattorie che offrono ospitalità la possibilità del binomio vacanza-lavoro o vacanza-didattica in modo da acquisire nozioni che potrebbero tornare utili.
Riduci la tua dipendenza dal lavoro di terzi: impara a riparare quanto hai in casa, a mantenere efficiente ed in buono stato la tua abitazione, soprattutto cerca di capire come funziona l'impianto solare termico e/o quello fotovoltaico (se lo hai piazzato), in modo da poter intervenire in caso di necessità.
In un periodo di gravi carenze, i soldi non si mangiano e anche i ricchi piangono se nessuno gli vende cibo: baratta i tuoi prodotti con quelli che non hai, per variare l'alimentazione. I danari che incassi con il lavoro, usali per acquistare sementi, olio d'oliva se non lo produci, sale, cereali in granaglia, attrezzi utili.
Diamo per scontato che il tracollo sia avvenuto prima che la ragione ci abbia garantito l'uso delle automobili a energie rinnovabili. Niente combustibili o prezzi non abbordabili, uguale mobilità limitata alle sole emergenze oppure a dorso di animale o in bicicletta.
Una bici robusta per ogni membro della famiglia è anche un investimento per la salute, senza contare che potrebbe diventare il mezzo più utilizzato. Ci sono bici con la pedalata assistita, con motori elettrici a batteria ricaricabile che sviluppano coppie notevoli e permettono lunghe percorrenze senza la minima fatica o di superare dislivelli impegnativi limitando lo sforzo muscolare.


Modello: 700 LUX URBAN - Azienda ZERO FUMO - TORINO

Nei paesi dell'estremo oriente le bici hanno il rimorchio e quindi sono utilizzate anche per il trasporto di merci. Finché si è in tempo, è possibile costruire un rimorchio in lega leggera da agganciare come traino.
I mezzi d'informazione saranno sempre un elemento presente. Magari subiranno un ridimensionamento, probabilmente la radio riacquisterà un ruolo di primo piano e forse anche la televisione sopravvivrà. Specie in situazioni di emergenza o disordine sociale, vanno ascoltare con senso critico.
Acquista o cerca una radio multibanda con sintonia analogica e non digitale. Se di seconda mano, assicurati che sia funzionante rivolgendoti per tempo ad un bravo riparatore. Fai in modo che possa essere alimentata anche tramite batterie a 12 o 6 volt, in modo da utilizzarla anche con l'impianto fotovoltaico.
Una radio multibanda permette di ascoltare anche le trasmissioni di altri Paesi e di rimanere informati su quanto accade, anche se ci si trova isolati.
Un altro buon investimento a costo veramente basso è un apparato ricetrasmittente (CB) omologato. I radioamatori formano una rete solidale soprattutto nei periodi di emergenza e permettono di rompere l'isolamento forzato.
Per quanto riguarda la televisione e gli altri sistemi multimediali, computer inclusi, è necessario verificarne la vera utilità, la presenza di servizi ancora attivi e relativi consumi o adattabilità alle fonti energetiche che si hanno a disposizione.

Attrezzi per lavori e/o riparazioni

Carpentieri, agricoltori, falegnami, fabbri, eccetera, hanno sempre fatto uso di attrezzi che non necessitavano di energia elettrica o combustibili fossili per funzionare... Questo per un numero maggiore di anni di quanti ne siano trascorsi da quando queste forme di energia sono sfruttate, quindi è bene dotarsi di alcuni degli attrezzi più comuni alle attività umane di base, che non richiedano energia elettrica o combustibili per funzionare.
L'elenco che segue non è esaustivo e può essere ampliato.

Attrezzi comuni da falegname e carpentiere:
NOTA: molti utensili tornano utili per altre attività
Strumenti d'uso generico
Attrezzi per l'agricoltura

www.000webhost.com