La mentalità autosufficiente e l'antico sapere
Autonomia, capacità di affrancamento e trasmissione delle conoscenze alle nuove generazioni.
29.05.2010

Sopravvivenza e autosufficienza (nella sua più ampia accezione di autonomia e fiducia in se stessi) possono essere intese come un processo naturale, risultante dall'evoluzione degli organismi che meglio si sono adattati all'ambiente.
Si può anche asserire che l'arte della sopravvivenza è figlia dei processi di adattamento maturati attraverso concetti di autosufficienza, quindi di autonomia e fiducia in se stessi. Dopo tutto, adattarsi al cambiamento è ciò che forgia un individuo autosufficiente.
La distinzione tra autosufficienza e sopravvivenza sembrerebbe quindi una questione di termini che descrivono la stessa cosa, ma non è così. La mentalità del sopravvissuto è arroccata ad un concetto prettamente egoistico che si contrappone di prepotenza alla Natura che, in quanto entità astratta, non distingue tra un individuo ricco e forte ed uno povero e debole: segue semplicemente il suo corso, quindi provoca ipotermia a chi si espone al gelo e all'umidità, fratture o peggio in caso di cadute da un crinale scosceso, disidratazione e privazioni alimentari.
Il superstite, talvolta, riesce a non perire in queste situazioni estreme: se si ritrova perso in un bosco in un giorno d'estate, nei pressi di un fiume, ne segue il corso che lo guiderà alla civiltà e alla salvezza. Quando si trova bloccato nel cuore dell'inverno ma è fortunato ad avere un accendino, accende un fuoco ed evita l'ipotermia, in attesa di essere recuperato.
Cerca, nella determinazione o disperazione, di superare ciò che reputa un calvario.
La persona autosufficiente non reputerà un calvario il tempo trascorso a risolvere una situazione d'emergenza, dal momento che avrà le competenze e le conoscenze per evitare ipotermia, per attraversare senza problemi qualunque tipo di terreno, procacciare cibo o trovare e purificare l'acqua.
Anche ferite o inabilitate, le persone autosufficienti sapranno resistere il tempo necessario in attesa dei soccorsi. Una volta che l'individuo autosufficiente impara che può arrangiarsi, senza aspettarsi un aiuto da altri per uscire dai guai, può applicare le competenze acquisite in ogni situazione.
L'autosufficiente può tranquillamente superare una settimana d'isolamento e fare addirittura a meno dell'energia elettrica durante un'ondata di maltempo invernale, perché possiede la mentalità di autoadattamento e prevenzione e quindi sa di poter contare sulle prorpie risorse, senza dover dipendere dalla viabilità per il cibo o di un fantomatico gestore della rete elettrica.
Si trova nella situazione di chi ha sempre fatto a meno dell'energia elettrica, conosce le alternative ad essa e come sfruttarle.
Un volta che uno inizia ad assimilare i concetti basilari che permettono di mantenersi in vita, cerca di ampliare il proprio arsenale di conoscenze e trova il modo di sfruttare le competenze acquisite anche nella vita di ogni giorno.
Con questo voglio dire che quando comprendi che puoi fare molte cose da solo, scopri che non hai bisogno del meccanico per sostituire l'alternatore, la batteria, l'olio ed i filtri dell'automobile, non devi pagare un carpentiere per rassettare le tegole del tetto o più semplicemente non temi di rimanere senza verdura o le uova se non puoi recarti al mercato, perché hai due galline che riciclano gli scarti di umido donandoti uova ed hai predisposto da tempo un piccolo orto domestico dove coltivi un po' di verdura.
Una volta che comprendi che puoi essere autosufficiente non c'è limite a ciò che puoi fare. Quando ero giovane, i miei zii e nonni, mi raccontavano che dopo la Seconda Guerra Mondiale, una gran parte della popolazione rurale era completamente autosufficiente e contava unicamente sulle proprie risorse e capacità per tirare avanti, mentre oggi sembra essere un'arte distante secoli. Eppure nei paesini di montagna esiste ancora la competenza di arrangiarsi, di essere autosufficienti.
Se in città venti centimetri di neve bloccano trasporti e scuole, tre metri in un paese delle Alpi sono sempre stati la norma e nessuno è mai morto di fame, anzi i bambini andavano a scuola a piedi, come dimostrano alcune rare foto della mia famiglia.
Ciò che troverai in questo sito avrà poco a che fare con la sopravvivenza estrema, quanto scrivo vuole solo essere uno sprone per spingere chi voglia farlo, a riappropriarsi del proprio tempo e di conoscenze antiche che si stanno inevitabilmente perdendo. In altri temini, è un invito a cercare, almeno per un certo periodo dell'anno, di vivere come la vita deve essere vissuta, senza i clichè imposti dalla società dei consumi, che ci porta a temere una nevicata eccezionale o l'assenza di energia elettrica per più di 24 ore, o la repentina carenza di cibo nei supermercati a causa di uno sciopero o di una guerra dall'altra parte del Mondo.
Il concetto di autosufficienza si coniuga bene con quello della decrescita, quindi iniziamo a sviluppare le nostre competenze, in modo da poter agire e non solo reagire alle sfide della vita.

Adattandoci al cambiamento, sollecitati anche da semplici fenomeni meteorologici o dall'ambinente che muta attorno a noi con le stagioni, con la volontà, possiamo imparare a divenire più consapevoli delle nostre capacità di autosufficienza.
Per adattarsi al cambiamento è necessario riappropriarsi della capacità previsionale che faceva parte della mentalità contadina, fare molta pratica dedicando un po' del proprio tempo alla attività all'aperto con i propri figli, conducendo un piccolo orto domestico, anche in vasche o terrine se non si possiede un pezzo di terra, e ancora, sperimentare per essere in grado di edificare un rifugio idoneo in base alla situazione (pioggia, neve, vento, caldo opprimente o freddo pungente) ed accendere un fuoco, il tutto senza ricorrere a specifici strumenti da carpentiere, in modo da poter operare senza foga e con la dovuta lucidità qualora sorgessero specifiche necessità.
Magari non accadrà mai nulla di irreparabile o avverso, ma nessuno ci assicura del contrario, visto come trema il mercato ad ogni starnuto di uno stato sovrano che vacilla; in un sistema globalizzato senza freni basta un tassello fuori posto per far rovinare interi paesi in profonda recessione. Non possiamo quindi prevedere se e quando una normale situazione possa degenerare in emergenza.
Accendere un fuoco con l'accendino, come faccio solitamente, è facile in ambiente controllato o non soggetto ai capricci del tempo, ma è tutt'altra cosa se c'è un forte vento, nevica o piove.
Quindi ci sono diversi modi di predisporre il focolare e accendere un fuoco... Il messaggio che desidero passi è il concetto di adattabilità: dobbiamo acquisire varie metodiche operative, anche quelle più primitive, perché nei casi estremi potrebbero fare la differenza.
Il fuoco, importante per cucinare, illuminare e scaldare, è un esempio banale; è altrettanto basilare acquisire le tecniche per coltivare e conservare il cibo, allevare piccoli animali da cortile, produrre da se il pane con la pasta acida, riconoscere le piante eduli spontanee, saper raccogliere acqua e trattarla per renderla sicura.
Tutto aiuta la capacità di adattamento e permette alle persone, con tempo e pratica, di affrancarsi - quando necessario - dalla dipendenza delle forniture alimentari, di acqua, luce e gas, in altri termini, diventare autosufficienti.

Se la tua attitudine mentale è quella del sopravvissuto, ossia vivere o morire anziché agire, adattandosi al cambiamento tramite la mentalità della persona autosufficiente, hai già decretato il fallimento di ogni tua azione e messo a repentaglio la tua vita.
Solo la pratica costante delle capacità acquisite è l'elemento chiave per adattarsi senza traumi ad ogni cambiamento e questa abilità di adattarsi al cambiamento possiamo anche definirla la madre della sopravvivenza.

Trasmettere l'antico sapere alle nuove generazioni.

Trasmettere nozioni di cui si sta perdendo memoria è una delle opere più meritorie che si possa fare nei confronti dei nostri giovani. Quando parlo di "antico sapere" non mi riferisco a qualcosa di metafisico o alle sole nozioni che possedevano i nostri progenitori, come Ötzi (l'Uomo venuto dal ghiaccio), penso piuttosto alle conoscenze che mio bisnonno ha trasmesso a mio nonno e questi a mio padre e quest'ultimo, almeno in parte (per colpa mia) a me.
Non intendo solo l'educazione che fa di noi persone per bene, ma tutte quelle piccole astuzie che sfruttavano con profitto nella vita di ogni giorno: impagliare una sedia, intrecciare un cesto di vimini o di salice, presumere l'ora dallo stato delle corolle di alcuni fiori, intuire i cambiamenti climatici dalla frenesia di alcuni insetti, individuare i punti migliori di pesca in un torrente, sapere in quali zone del bosco e sotto quali piante crescono i funghi migliori, riconoscere quale pianta offra una radice commestibile...
Sono solo esempi di conoscenze e competenze che a molti di noi non sono state tramandate e che sono destinate all'oblio perché non potremo trasmetterle ai nostri figli.
Fintanto che esiste una minima memoria storica conviene approfittarne, sforzandosi di imparare gli uni dagli altri, per riappropriarci di quanto è andato perduto.
Ma tutti questi sforzi non portano a nulla se noi stessi fallissimo nel tentativo di trasmettere le nozioni. Lo sforzo che si deve fare è quello di insegnare poco ogni giorno ai propri figli e acquisire qualcosa di nuovo nello stesso tempo, da chi ne sa più di noi (perché c'è sempre qualcuno più in gamba...).
Anche se non hai figli, potrebbe averne la persona cui stai insegnando qualcosa e questi potrebbe trasmettere loro le nozioni apprese. Nel mio piccolo ho fornito la disponibilità gratuita per i giovani che frequentano l'oratorio dove mio figlio è animatore, nel periodo invernale con aperture straordinarie o in quello estivo, nei fine settimana, a corollario dell'iniziativa "Estate Ragazzi".
Ciò che ho definito "antico sapere" non si limita alle attività nei boschi e alla raccolta di legna per un bivacco, spazia tra i lavori manuali ed il riconoscimento delle piante eduli selvatiche, conservazione del cibo, piante medicamentose, coltivazione, elementi di allevamento e cottura dei cibi. Questi argomenti non possono essere gestiti da una sola persona, ma devono essere sviluppati assieme alle famiglie, in modo che queste possano portare il loro contributo.
All'inizio ho accennato all'Italia del dopo guerra e di come la gente sapeva arrangiarsi... Se oggi dovessimo subire gli effetti depressivi di una seria recessione economica, una buona parte della società finirebbe nel caos perché la gente si troverebbe impreparata, abituata ormai da decenni ad essere dipendente in tutto e per tutto dal mercato.
È proprio per questa ragione che la mia generazione, nata negli anni 60 del XX secolo e che ha goduto del boom economico, dovrebbe sforzarsi di tramandare almeno le briciole dell'antico sapere, per fare in modo che la generazione dei nostri figli e dei nostri nipoti possa, nel caso, riuscire a superare le difficoltà.


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