Acqua
Ricerca, filtazione, depurazione
05.06.2012

Della necessità di un corretto apporto idrico e delle conseguenze della disidratazione, ho già accennato e discusso in più articoli di questo sito, è quindi il momento di spendere due parole sui metodi di ricerca e trattamento al di fuori dell'ambiente urbano.
Porto solo esperienze dirette, sperimentate e verificate in ambiente controllato per saggiarne la fattibilità e l'efficacia, senza mai la reale necessità di un approvvigionamento.
Chiarisco questo perché non vivo in zone climatiche estreme ed il survival puro e fine a se stesso non è una mia pratica abituale. Ritengo inoltre che partire senza un'adeguata scorta idrica non sia espressione di grande arguzia, tuttavia mi è capitato di esaurire l'acqua lungo il tragitto ma ho reperito il necessario da ruscelli, senza scavare buche o aspettare la pioggia. Esistono altri metodi, che però non ho mai avuto occasione di sperimentare.

Acqua di rugiada

Il metodo più veloce ed efficace per reperire qualcosa da bere sin dal mattino è quello di fasciare con due bandanas o grossi fazzoletti di cotone, al limite con una maglietta di cotone, entrambe i polpacci, quindi passeggiare tra l'erba alta prima che il sole sia troppo alto e faccia evaporare l'umidità dalla vegetazione.
Il raccolto dipende dal luogo e dalla stagione, ma è garantito che la stoffa s'impregna. Lo prova il fatto che camminando normalmente tra l'erba alta, scarponi e gambe dei pantaloni si bagnano.
Il metodo è utile anche quando vi sia la necessità di muoversi, coniugando le due esigenze.
Si può anche passare la stoffa a mano, stendendola come una tovaglia sull'erba umida, passandola tra la vegetazione fintanto che non è fradicia.
Quando la stoffa è pregna, basta strizzarla bene nella borraccia o nella gavetta e ricorrere nuovamente all'espediente fintanto che non si raggiunge una scorta idoena. Non è esclusa la presenza di qualche insetto o di loro uova, quindi una filtrata con un fazzoletto ed una bollitura preliminare non faranno male. Ad ogni modo ne ho bevuta diversa senza trattarla a caldo e non ho mai avuto problemi intestinali.

Bacini, alvei o greti in secca, pozzi, sorgenti, fiumi o invasi

In questi casi, la regola generale è d'evitare prelievi diretti da stagni o pozze e comunque dove siano presenti alghe, schiume o piante palustri. Questi bacini sono ricchi di una microflora e microfauna estremamente dannosa per l'uomo. Basta attingere un campione liquido e porne alcune gocce sotto le lenti di un microscopio giocattolo per rendersi conto del brulicare di vita.
Può sembrare strano, ma anche negli alvei dei fiumi o nei greti dei torrenti in secca e perfino nei bacini idrici prosciugati, si può trovare dell'acqua, anche se il risultato non è mai garantito: il più delle volte ho scavato per nulla... Meglio essere chiari, prima di generare false aspettative.
Le anse esterne dei letti in secca sono le ultime zone dove evapora l'acqua e sono le aree candidate al suo possibile rinvenimento.

Scavando un buca di almeno 60 centimetri di profondità con un bastone, in questi recessi, si possono trovare piccole pozze ipogee o depositi di sabbie umide che per sedimentazione cedono liquido o da cui è possibile spillare, sfruttando un tubicino o spemendone il fango con un pezzo di stoffa a trama sottile. Si riversa il liquido dentro un contenitore, lo si lascia decantare per poi trattarlo, prima di bere.
Nei laghi in secca, è necessario cercare al centro dell'invaso, che rappresenta la zona soggetta per ultima alla secca, quindi operare come nel caso precedente... Occorre estrema attenzione perché se non si conosce la geologia della zona e la storia del bacino, c'è il rischio di precipitare all'interno di un inghiottitoio o di un sifone, responsabili magari delle secche periodiche.
Qualora si trovassero canneti o vegetazione all'interno dei bacini in secca o dei greti, è possibile che vi sia molta acqua nel sottosuolo, quindi vale la pena scavare.
La ricerca di fonti idriche con queste metodiche rappresenta un caso estremo, qualora non vi siano alternative migliori.
L'acqua dei pozzi, se non è nota la sua bontà, preferisco evitarla o al limite, nella disperazione - situazione in cui non mi sono mai trovato - filtrarla un paio di volte, con i metodi meccanici che indicherò più sotto e bollirla a lungo.
A volte, nei pozzi abbandonati, con falda è ancora attiva, possono trovarsi carogne di animali, spesso invisibili a causa della profondità e della mancanza di idonea illuminazione.
Le sorgenti sono in genere fonti di approvvigionamento sicure, sebbene non si possa conoscere a priori il grado di contaminazione da metalli pesanti o altri minerali.
Ho sempre fatto uso di acque sorgive, senza problemi, perché questi insorgono in genere con l'abuso di acque eccessivamente mineralizzate, condizione improbabile in una tipica situazione d'emergenza oppure classiche escursioni. Se le sorgenti fossero torbide, meglio evitare il consumo.
Per quanto riguarda invasi naturali o artificiali, fiumi e torrenti, come norma di sicurezza, a meno dei corsi montani dove in genere non esistono controindicazioni (purché non siano luoghi di scarico dei rifugi o attraversino aree con con bestiame al pascolo...), si deve sfruttare il principio della sedimentazione. Si scava una buca ad un metro dalla riva, purché lo scavo inizi allo stesso livello dell'acqua, e si recupera il liquido che trafila e si deposita nella buca. Il terreno è in grado d'effettuare una modesta filtratura preliminare, quindi si deve depurare e bollire quanto si raccoglie.
Posso riportare solo la mia esperienza in merito, perché la teoria è affascinante ma la pratica estenuante: è un metodo che richiede tempo e pazienza; in funzione della tessitura del terreno e della sua permeabilità possono volerci ore.

Acqua di condensazione

Questo è un espediente di facile realizzazione, purché nello zaino ci si porti sempre un bel telo di plastica 150cm × 150cm.
Suggerisco di provare preventivamente, prima ancora che sia realmente necessario ricorrervi, ad esempio nell'orto di casa o in un'area dove sia possibile scavare una buca senza problemi.
È un metodo che richiede tempo, anche un giorno intero per raccogliere mezzo litro, quando va bene, ma che può funzionare sia durante il giorno, sia durante la notte. Questo sistema permette di recuperare acqua da porzioni di vegetazione, dall'umidità del terreno o da acque sospette o salmastre.
Scava una buca, con diametro all'imboccatora di 90 centimetri e profonda 60. Metti sul fondo una gavetta e, attorno a questa, parti di vegetazione o un contenitore con acqua sospetta. Sigilla la buca con un telo di plastica, fermandolo con riporti di terra e sassi lungo il perimetro, poi poggia un sasso tondeggiante al centro del telo. Il peso serve giusto per creare un cono rovesciato. In questo modo, l'umidità che condensa sulle pareti, gocciolerà nella gavetta.
Il liquido di raccolta, che deriva dal vapore consensato, è privo di metalli, inquinanti chimici o biologici e può essere bevuto senza ulteriori trattamenti. Se gradito al palato, è possibile aggiungere e sciogliere un grano di sale iodato per litro.

L'immagine di sinistra mostra un metodo alternativo al cono rovesciato, che però ha dato risultati scadenti.
Il principio fisico è posto in essere, durante il giorno, grazie all'effetto serra, che riscalda l'aria nella buca e induce un'evaporazione accelerata o incrementa la traspirazione dei tessuti vegetali.
Durante la notte, invece, è l'umidità del terreno e dei vegetali a condensare grazie al diverso gradiente di temperatura tra la buca e le pareti del telo a contatto con l'aria esterna.

Filtrare, purificare e decontaminare

Se l'acqua è sospetta d'inquinamento, è torbida, deriva dal processo di sedimentazione o porta con sé residui vegetali, la si deve passare dentro fazzoletti di stoffa a trama fitta per rimuovere i sedimenti, quindi la si deve bollire a fuoco vivo per almeno 10 minuti.
Laddove sia possibile reperire materiale idoneo, opportunamente lavato, puoi creare un sistema di filtraggio costituito da una successione di sabbia, carbone di legna, sabbia e ghiaino stratificati secondo l'ordine dentro un contenitore (nell'esempio una bottiglia di plastica capovolta) o alternando bandanas, fazzoletti, magliette di cotone purché tesi ed in grado d'ospitare la successione degli inerti elencati.

Si può sfruttare anche un calsettone di lana o fibre sintetiche ma va fatto notare che molto liquido trafilerà tra le maglie e non sarà possibile effettuare una filtratura efficace.
Se si utilizza un contenitore diverso da una bottiglia, come un bidone di plastica, ad esempio, si deve inserire una spina con applicato un pezzo di stoffa a trama fitta per spillare l'acqua filtrata che si deposita sul fondo.
Per un maggiore effetto filtrante, è possibile ricorrere alla doppia stratificazione sabbia, carbone, sabbia, ottenendo così sei livelli di inerti, cui aggiungere quello di ghiaino per intrappolare le particelle più grosse.
L'acqua da filtrare è posta sopra la ghiaia che provvede a trattenere le impurità più grosse. Il primo strato di sabbia blocca le particelle minute ed il carbone assorbe buona parte di eventuali inquinanti.
L'ultimo strato di sabbia imprigiona eventuali particelle macroscopiche di carbone. L'acqua, in genere, è scura per via del carbone, ma una volta bollita è comunque bevibile.
Con un filtro ottenuto da una bottiglia da 1,5 litri si possono recuperare al più 3 litri, poi è necessario sostituire gli elementi filtranti.
Nel caso, il filtro composito è in grado di eliminare o ridurre anche le concentrazioni di polveri radioattive, prima di passare obbligatoriamente alla distillazione o condensazione. Voglio chiarire che l'acqua, come tale, non diventa radioattiva ma può essere contaminata da polveri (da fallout - ricaduta radioattiva, o versamenti di polveri nelle falde o nei fiumi) che a loro volta sono ingerite o vengono a contatto con pelle e tessuti.

Una volta filtrata, nell'impossibilità di bollirla (escludento il caso dei contaminanti radioattivi), si possono aggiungere 3 gocce di tintura di iodio per litro e lasciare agire per 30 minuti.
Altro sistema prevede 2 gocce di candeggina (ipoclorito di sodio) per litro. Scuotere il contenuto della bottiglia e lasciare agire per 30 minuti. La candeggina prodotta da oltre un anno riduce il suo effetto e occorrono 4 gocce. Dopo i due anni non è più utile allo scopo.
Iodio o candeggina rimuovono i batteri.
Esistono in commercio delle pastiglie potabilizzanti, suggerisco di chiedere al farmacista per verificare cosa offre il mercato. Spesso è necessario prenotarle perché non ne hanno a scaffale.
Le acque trattate durano al più 48 ore, quindi predisporre scorte limitate.

Distillazione d'emergenza

Quando la situazione lo richiede, è possibile avviare un terzo passaggio che rimuoverà metalli pesanti, sali, eventuali inquinanti chimici e restanti residui polverosi (se capita, anche radioattivi).
La distillazione è un processo che permette, tramite ebollizione, di produrre vapore per poi raffreddarlo e raccoglierlo sotto forma di gocce di condensa.
Un distillatore è composto dalla caldaia, dove si mette il liquido da portare ad ebollizione, e dal condensatore, una struttura tubolare a spirale dove scorre il vapore e lo stesso è raffreddato e riportato allo stato liquido. La condensazione richiede lo scambio di calore con un fluido a temperatura inferiore, che nel caso peggiore può essere l'aria.
Per distillare alla veloce è necessario riempire per metà un contenitore di metallo e portare ad ebollizione. Il condensatore minimalista è costituito da un tegame capovolto, o un coperchio, o un pezzo di lamiera, inclinato e con un bordo che fuoriesca dal diametro della pentola, in modo che le gocce di condensa scivolino contro il bordo e colino dentro un contenitore.
Questo metodo è poco efficiente e la maggior parte del vapore si disperde nell'aria. Se possibile, si dovrebbe piazzare sopra il tegame (o quello che è) uno straccio pregno di liquido a temperatura ambiente, da sostituire una volta caldo. Questo stratagemma migliora un poco la resa del distillatore improvvisato.
L'immagine che segue fornisce un esempio generico della procedura da seguire.

L'acqua che gocciola all'interno del contenitore di raccolta è distillata, insapore e priva di minerali. Anche qui, se gradito al palato, è possibile aggiungere un grano di sale iodato per litro e farlo sciogliere.

Acqua piovana

A volte, l'acqua piovana, potrebbe contenere composti aromatici o trasportare con se anidridi che reagendo creano acidi, ma è questione di sfortuna. Nella mia vita non ricordo di aver assistito di persona a fenomeni legati a piogge acide e la pioggia, analizzata con le opportune cartine tornasole, non ha mai evidenziato un pH atipico, almeno dalle mie parti.
Quando piove è possibile creare trappole per l'acqua semplicemente sottendendo leggermente un telo di plastica, inclinato verso il basso, tra quattro pezzi di legno o rami, e porre una gavetta, oppure idoneo recipiente, in modo da catturare il liquido che si deposita e tende a scivolare dal telo.
In assenza di teli, si può ricorrere alle foglie di Gunnera, una pianta con foglie ampie che cresce nel sottobosco umido e di cui ho trovato esemplari anche tra i boschi delle Dolomiti. La forma di tali, grosse foglie, forma una grondaia naturale.
Alla peggio, arrotola una maglietta di cotone o qualche fazzoletto di stoffa attorno ad un bastone, badando che alla base dell'avvolgimento un lembo del tessuto penda verso terra, direttamente sopra una gavetta o contenitore. Conficca il bastone nel terreno, con inclinazione di circa 45 gradi.
Tutta la pioggia che impregnerà il cotone tenderà così a gocciolare all'interno del recipiente di raccolta.
Il risultato migliore si ha con gli alberi cresciuti storti: è sufficiente creare un collare attorno al tronco, con il nodo di serraggio rivolto verso terra, sempre sopra una gavetta o contenitore. L'acqua piovana che percolerà dalla chioma verso la base del tronco sarà intercettata dall'anello di stoffa e dirottata nel recipiente di raccolta.
Se la pioggia è battente, prima di piazzare l'anello di stoffa, attendere che abbia dilavato un poco la corteccia, liberandola da insetti o polveri, che diversamente potrebbero arricchire l'acqua raccolta.


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