Persi nel bosco
Suggerimenti per sopravvivere
Modificato il 07.12.2016

Il contenuto di questa pagina tratta di una circostanza particolare, non è riferibile ad un contesto escursionistico dove ci si porta dietro l'attrezzatura adeguata per trascorrere più giorni all'aperto.
Ciò che descrivo lo porto con me ogni volta che decido di avventurarmi in luoghi in cui non sono mai stato prima o qualora immagino che il rischio di una notte all'addiaccio, legato ai tempi di percorrenza, sia alto.
L'insieme di attrezzature può essere sfruttato con profitto anche per escursioni di più giorni, purchè si integri con il necessario per l'igiene della persona e con idonee scorte alimentari.
L'uso di essenze forestali oppure officinali a scopo alimentare, è sotto la responsabilità del lettore. Ogni uso improprio o erroneo riconoscimento, con le conseguenze del caso, non sarà da imputare allo scrivente.
Al momento, quanto descritto è proposto, senza un legame diretto tra le parti, in più video su YouTUBE, filmati che potete ritrovare anche in altre pagine di questo sito:

Regole base — prima di partire per un'escursione

Partire all'avventura, senza un minimo di sicurezza e pianificazione non è sinonimo di mascolinità, fierezza, cuore impavido e affrancamento dalla vita cittadina, tanto meno una cosa intelligente. Non bisogna farsi ammaliare dalle trasmissioni televisive dove scorre adrenalina e le persone compiono imprese al limite. Spesso è solo finzione.
Senza nulla togliere a chi ha speso la propria vita nelle forze speciali e poi diventa uomo (o donna) di spettacolo per vivere, lo spettatore deve ricordare che queste persone sono sempre in compagnia dei cineoperatori e di una troupe televisiva che li segue con mezzi e attrezzature (diversamente non potrebbero riprenderli e presentarci un servizio sui survivor bello e pronto...) e sono sempre pronti ad intervenire in caso di necessità.
Il mio suggerimento è, quindi, di rispettare queste poche regole essenziali:

Per farmi un'idea di quanto mi occorrerà per effettuare un'escursione, ricorro ad una semplice e un po' empirica formula tempo-distanza.
Questa semplice relazione non ha una base scientifica, si tratta di un metodo approssimativo di calcolare possibili tempi di percorrenza quando si prepara un'escursione e con me, ed i membri della mia famiglia, funziona.
Può tornare utile per pianificare in anticipo una o più notti all'addiaccio, in tenda o in un rifugio.
I valori di percorrenza oraria non vanno presi come assoluti ed i calcoli tengono conto di condizioni fisiche medie, buona salute e capacità di adattamento al cambio di quota. I numeri tengono in considerazione una persona adulta con zaino non eccedente un quarto del peso corporeo di chi lo porta.
Un escursionista abituale percorre, quindi:

Gestire il panico

Le ampie estensioni boschive collinari o montane possono rivelarsi dei veri labirinti, soprattutto perché spesso i sentieri si confondono con semplici tracce, sono intersecati da strade di servizio o sono coperti dalla coltre di foglie secche (nei boschi caduchi) che uniformano il paesaggio e questo potrebbe deviare un escursionista, che non conosce bene i luoghi, fuori dalla rotta prefissata.
Supponi ora che, dopo aver vagato alla ricerca del sentiero o di un punto di riferimento certo, hai preso coscienza di esserti perso: se la rete cellulare non fornisce copertura, o non hai con te il telefono (o è scarico, ecc.), questo vagare senza certezza deve terminare qualche ora prima del tramonto, per mettere in pratica le tecniche elementari che permettano di attendere i soccorsi, preparandoti a superare la notte.
Capita di perdersi, anche ai migliori escursionisti, spesso perché si è rapiti dal paesaggio o perché si decide di andare a vedere quel particolare albero secolare di cui tanti parlano ma di cui nessuno conosce l'esatta ubicazione. Magari scendi per una scarpata e poi non riesci a risalire, e sei costretto a fare un giro peregrino in luoghi non battuti.
Quando accade di perdersi, non bisogna vergognarsi, ma fare tesoro della situazione e venirne fuori senza problemi, o con il minor danno.
Intanto, più diventa buio, più ci si sente stressati.
Il panico può insorgere in qualsiasi momento: è una reazione emotiva, un allarme; la sensazione di panico non è una cosa sbagliata ma del tutto normale, l'importante è dominarlo.
Nessuno è esente alla paura, solo gli stupidi dicono di esserne scevri... La verità è che c'è chi la controlla e chi non può farlo, semplicemente non ci riesce.
Nessuno sa da che parte del confine si trova, fintanto che non affronta una situazione di reale necessità o emergenza. Occorre quindi umiltà nell'approccio delle proprie paure.
Partiamo dai quattro cardini fondamentali della sopravvivenza, ricorrendo alla parola

SOSPIRA

Esplicitando l'acronimo, si ottengono quattro assiomi che ognuno deve imparare a memoria e recitare in qualsiasi situazione di crisi.

SIEDITI
OSSERVA
PIANIFICA
RAGIONA

SIEDITI — Non aumentare la tua attività fisica, causeresti solo più stress. Prendi un lungo respiro, spezzando così l'ansia, ma assicurati di non iperventilare. Ascolta te stesso, il tuo corpo.
Calmati, perché se il panico prende il controllo prima di te, sei finito. Riconosci onestamente che qualunque cosa sia capitata e ti abbia condotto nella situazione in cui ti trovi, fa ormai parte del passato e non puoi tornare indietro.
Hai lasciato indicazioni, perché non sei uno sprovveduto, quindi c'è qualcuno che si preoccuperà del tuo mancato rientro; ora pensa a te stesso.
La capacità di sopravvivere risiede per l'80% nella tua testa, solo il 20% è rappresentato dalla preparazione fisica.
Se hai con te un thermos con qualcosa di caldo, bevi, ma lentamente, assapora la bevanda a piccoli sorsi. Se sei stanco e respiri a fatica, non mangiare, peggioreresti le cose e potresti addirittura vomitare.

OSSERVA — Dai un'occhiata attorno a te per verificare la tua situazione e le possibili opzioni. ESPLORA il luogo in cui ti trovi per sfruttarlo al meglio.
Ci sono ripari naturali? Sfruttali.
Ti trovi in una conca o in un canalone? Escine, se piove potresti essere travolto dalle acque.
Sei al limitare di una radura sufficientemente ampia per bivaccare e da cui poter segnalare la tua presenza? Bene, potrebbe essere il posto ideale per la notte.
Verifica la presenza di legna da ardere, di essenze resinose (conifere), di potenziali esche per accendere un fuoco.
Muoviti con deliberata cautela, il timore per la propria incolumità è un alleato. Solo gli sciocchi ostentano eccessiva sicurezza, e finiscono sempre male. In aree accidentate o troppo esposte, non intraprendere azioni avventate e non fare un passo, senza prima aver verificato le condizioni del terreno.

PIANIFICA — Rendi prioritarie le tue necessità impellenti. Fai un piano per affrontare in modo sistematico l'emergenza. Segui il piano e modificalo solo se necessario per affrontare le circostanze che cambiano.
Tieni a mente questa lista in ordine d'importanza:

  1. Cure mediche
  2. Riparo
  3. Fuoco, con molta legna da ardere
  4. Sostentamento (acqua e cibo)
  5. Segnalazione e comunicazione

RAGIONA — Se girovaghi per ore, senza trovare la strada del rientro, devi preparati a passare una notte all'aperto: prima comprenderai che non puoi andartene, più tempo avrai per prepararti.
Effettua un inventario del tuo equipaggiamento: sii positivo perché hai cibo, acqua ed attrezzature.
Se piove, indossa immediatamente il poncho o realizza all'istante un rifugio di fortuna come indicato nel seguito: mantieni i vestiti asciutti. Controlla l'ora e quante ore di luce hai ancora a disposizione, quindi attrezza il bivacco.

Equipaggiamento ideale

Quando si parte per un'escursione, è meglio considerare possibili cambiamenti climatici repentini e la praticità degli indumenti, non le tendenze della moda.
Lascia perdere le pubblicità con modelli e modelle sorridenti che fanno escursioni con prendisole, calzoncini e calzini corti con scarpette che non reggerebbero ai sassi o alla prima pioggia consistente o peggio al fango. Se vuoi fare le cose per bene, dai retta ai suggerimenti di mio padre, che ha vissuto sulle Alpi Marittime, pascolato greggi, cacciato e dormito nei boschi in tutte le stagioni... Prima di diventare artificiere e poi operatore di macchine di movimento terra.
Per boschi e montagne si devono calzare un buon paio di scarponi (la Aku è un'ottima marca italiana), con suola Vibram®, che isolino dall'umidità e dal freddo, e indossare calzettoni, meglio se un paio di cotone a contatto della pelle e di lana o fibra tecnica sopra questi.

Utilizza camicie di flanella o spesso cotone a maniche lunghe, munite di taschini. Indossa pantaloni lunghi e robusti ma non attillati, con capienti tasche laterali, in grado di ospitare parte degli oggetti elencati più avanti.
Una giacca a vento con cappuccio non deve mai mancare, serve ad ogni sosta se c'è aria, o quando percorri zone in ombra o umide; non sottovalutare gli sbalzi termici.

Nello zaino (ne basta uno medio, da 20-30 litri) metti sempre un poncho che sia veramente idrorepellente, quindi aggiungi un capiente sacco di plastica con al suo interno, accuratamente piegati, un paio di calze e calzettoni di ricambio, una maglia sottile ed un paio di pantaloni da bivacco (long jones o leggings), entrambi realizzati con ottimo filato 100% lana, un cappello di lana o un passamontagna ed un paio di guanti da lavoro, possibilmente già rodati: proteggono dall'aria e tornano utili quando si maneggiano pietre, legname o si utilizzano strumenti da taglio.
Esistono dei teli tenda impermeabili, resistenti ma sottili che occupano lo spazio di un libro di medie dimensioni e tornano utili ad affiancare il poncho nella realizzazione di un riparo, specie se piove. Il colore arancione è l'ideale perché estremamente visibile, pertanto adatto ad una situazione d'emergenza in cui non è richiesto il mimetismo.
Anche includendo quest'ultimo articolo, rimane molto spazio per un thermos ed una bottiglia di plastica o borraccia (una scorta di liquidi di almeno 2 litri) e un pacchetto di cibo inserito all'interno della gavetta.
Ecco qui gli oggetti indispensabili per affrontare un'emergenza temporanea:

Il contenuto del kit di pronto soccorso è puramente indicativo, soddisfa il primo punto della lista delle priorità, nel caso in cui si possa ricorrere all'automedicazione e non si abbiano allergie o intolleranze ai farmaci indicati, che vanno usati cum grano salis.
Il tutto può essere contenuto in una busta trasparente con chiusura Ziploc e inserito in una tasca laterale dei pantaloni. Per pulire eventuali ferite o abrasioni, utilizza l'acqua.

L'accendino a gas oppure la pietra focaia (ferro cerio) (eventualmente abbinata alla barra di magnesio) servono per accendere il fuoco da bivacco; dovrebbero essere conservati in una piccola busta impermeabile con chiusura Ziploc (per proteggerli dall'umidità), infilata dentro la gavetta.

Il fuoco da bivacco è l'elemento cardine in una tipica situazione di emergenza (o al limite di sopravvivenza) e non deve mai mancare il necessario per accenderne uno.
Uso sempre l'accendino per quanto possibile, perché più pratico e velocizza l'avvio di un fuoco da campo; solo nel caso non funzionasse ricorro agli altri strumenti di accensione, che però richiedono un po' di pratica e moltissima pazienza.
Avviare un fuoco con esca e ferro cerio, o peggio con archetto e trapano, può rivelarsi un'impresa spossante e snervante, a maggior ragione in situazioni limite. Chi ci riesce bene è perché ha fatto tanta pratica e in genere non improvvisa, ma porta con se abbondante esca secca di cui è certa la bontà, al limite pure una capsula, il trapano e l'archetto, se non addirittura la tavoletta.
Se esca e strumenti non sono ben asciutti, c'è il rischio di dannarsi inutilmente, ecco perché l'accendino risulta un elemento funzionale e non accessorio.
La torcia frontale a LED è utile quando serve luce all'istante, qualunque sia l'esigenza e lascia le mani libere.

Si può utilizzare con profitto per segnalazioni notturne. È necessario controllare periodicamente - almeno ogni tre mesi - lo stato delle batterie, perché con il tempo possono perdere elettroliti e rovinare la torcia.
Il poncho deve essere di ottima fattura e garantito impermeabile. Oltre che insostituibile ed efficace sistema di protezione contro la pioggia battente, può essere utilizzato come telo tenda per il bivacco, sotteso, come si vedrà, grazie ai cavi. Mi ripeto, ma è bene considerare anche un telo tenda ausiliario, come indicato in precedenza.

Non serve spendere un capitale per un telo tenda, si tratta pur sempre di... un telo. A patto che non abbia buchi, ti terrà sempre all'asciutto ed al riparo dal vento. Certo, un buon telo durerà anni, terrà meglio gli acquazzoni e sarà meno suscettibile all'usura.
Parlando di dimensioni, converrebbe cercare un telo quadrato non più ampio di 3 metri per 3 metri, con bordi rinforzati da ottime cuciture (meglio se doppie o ripassate).
Scegliere teli tenda che presentino asole di robusta stoffa perché gli anelli, anche se gommati, nel tempo tendono a indebolire il tessuto circostante se sottoposti allo stress di trazione, esacerbato dal vento, a cui seguono immancabili strappi.
Se proprio non trovi teli con le asole ma solo con gli occhielli passacavo, verifica che la tela attorno non sia lesionata, indebolita e che le borchie siano ben rivettate su riporti di tela presenti sulle due facce del telo e fissati con doppia cucitura. Questa particolare attenzione realizzativa migliora la robustezza in quell'area.
Assicurati che le asole di tela abbiano la doppia o tripla imbastitura dove sono fissate al telo tenda, e che l'asola non sia fissata direttamente sul tessuto, ma su quadrati di rinforzo presenti sulle due facce del telo, a loro volta fissati con doppia cucitura incrociata.
I passacavo, o asole di fissaggio esterne, devono essere presenti ai quattro vertici e come minimo almeno al centro di ogni lato e possibilmente almeno uno (sarebbe meglio 3) lungo la linea mediana.
Queste sono le caratteristiche minime che ti permetteranno di assicurare il telo sia lungo la linea sagittale o linea mediana, sia lungo le sue bisettrici.
In una tipica forma ad A, la linea sagittale è individuata dalla corda tesa tra due alberi, su cui è poggiato il telo, assicurato tramite spezzoni di cavo legati agli occhielli mediani. Le bisettrici sono individuate dalle corde tese ai passacavo o asole che si trovano ai quattro angoli, che impediscono al telo tenda di prendere il volo alla prima raffica di vento.
Al di la degli accorgimenti tecnici appena esposti, se non fosse possibile spendere troppo denaro, andrà benissimo un classico telo occhiellato da giardiniere, acquistabile a pochi euro presso un ferramenta o un consorzio agrario, dalle prove che ho effettuato, tengono bene anche uno scroscio primaverile impetuoso.

Il cavo da paracadute o del cordino catramato per palamiti, che offra buona resistenza alla trazione, funge da fissaggio e tiranti per il telo tenda, può anche sostituire le stringhe delle scarpe ed è utile per stringere il poncho al corpo, per effettuare legature, come filo per rammendi e cuciture estremamente robuste.
Sebbene lo consideri un gesto estremo, è anche possibile tagliare la guaina del paracord e sfilare i sette trefoli di cui è composta la corda; una volta sfilati, assieme all'ago nel kit di pronto soccorso, possono essere utilizzati per cucire.
Il coltello, non deve essere bello ma funzionale e robusto, forgiato in un unico pezzo in modo da formare un monolite lama-codolo (in inglese si chiamano full tang), che ben si adatti a lavori pesanti e in grado di resistere se usato come accetta (percussione con ramo sul dorso della lama).

Quello dell'immagine è una coltello bushcraft autoprodotto lavorando in modo artigianale una lama di balestra (vedi Bushcraft+ [Coltello Bushcraft artigianale]). È possibile reperire in commercio oggetti simili a costi contenuti. La scelta peggiore ricade sui coltelli da campo che hanno il dorso seghettato, inutili per le attività all'aperto; un modello come l'economico Frosts Mora Bushcraft Training Knife andrà benissimo.

Come noti nell'immagine qua sopra, un full tang torna utile per tagliare la legna a listelli - con l'ausilio di una massa battente, sollevare trucioli o scaglie dai rami per facilitarne l'accensione, grattare la corteccia dei tronchi e ricavarne esca per il fuoco, tagliare i rami di conifere o di altre piante per farsi un materasso che isoli dal terreno.

Per lavori di taglio più impegnativi non c'è nulla di più efficiente di una classica ranzolina, oggi sotto forma di un segaccio a serramanico, come quello dell'immagine qua sopra.
Questo strumento è insuperabile per tagliare i rami o sezionare tronchi (con diametro inferiore alla lunghezza della lama, ovviamente) in pezzi idonei al fuoco da bivacco.
Il fischietto di plastica permette di essere uditi a grande distanza, meglio della voce.

Tre fischi brevi, ripetuti ogni 2-3 secondi, sono il segnale internazionale di richiesta di soccorso. Meglio tenere un fischietto appeso al collo con una cordicella, sotto la maglietta.
Anche il fondo della gavetta, il suo coperchio o uno specchietto contro il sole permettono di lanciare messaggi luminosi a gruppi di tre lampi brevi.
Una gavetta (o barattolo di metallo non smaltato ricavato della lattina del caffè o dei pomidoro pelati), è indispensabile per far bollire l'acqua - come norma di sicurezza - e per far cuocere eventuali alimenti o preparare bevande da versare nel thermos, per bere durante la notte.

È necessario che sia il barattolo, sia la gavetta, abbiano un manico metallico, utile a sospendere il bollitore sul focolare.
Per togliere il contenitore dal fuoco, se non è previsto un manico isolante, si può utilizzare con profitto la pinza del coltellino multiuso.
Il barattolo o la gavetta (con coperchio), possono contenere sia accendino e/o pietra focaia, sia il pacchetto di cibo: si sfrutta così lo spazio e si protegge l'integrità degli alimenti.
Una bussola non occupa spazio e può trovare posto nel taschino della camicia o nelle tasche laterali dei pantaloni, assieme alla mappa. Torna utile per orientarsi nell'attraversamento di un bosco sufficientemente vasto da non permettere di traguardare punti di riferimento, una volta al suo interno.

Può essere utilizzata anche per rendersi conto se si sta camminando in cerchio, come spesso accade a causa della mancanza di punti di riferimento. Si fissa una direzione e la si segue verificando ad intervalli costanti se si sta deviando, correggendo eventualmente la propria rotta.
Siamo umani con un metabolismo che prevede una via d'ingresso per il cibo ed una via d'uscita per le scorie... Insomma chi non ha problemi, almeno un paio di volte al giorno deve defecare e urinare in funzione di ciò che mangia e dei liquidi che assume. In genere nessuno parla mai di questo aspetto umano, quando si affrontano i temi legati alla sopravvivenza, ma fa parte della nostra vita.

Per questo, una buona scorta di fazzoletti di carta non deve mai mancare. Servono in primis come carta igienica, quindi per accendere il fuoco, per filtrare l'acqua, come isolante dal freddo, per tamponare eventuali ferite, per lasciare una traccia visibile e ritrovare un sentiero... Possono essere tenuti nello zaino e in parte direttamente nelle tasche non utilizzate del giaccone e dei pantaloni.
Per male che vada, come carta igienica si possono utilizzare le foglie ampie di alcune piante del sottobosco (badando che non siano urticanti...).

Rischi connessi alle attività all'aperto

È utile comprendere quali siano i rischi connessi ad un periodo d'inattività, legata alla necessità di passare una notte in condizioni particolari, non per forza di cose estreme, ma comunque soggette ai capricci del tempo.

L'ipotermia è una delle principali cause di morte in caso di situazioni di sopravvivenza, a causa del freddo, ma anche per via della pioggia; quest'ultima può sottrarre calore dal corpo fino a 27 volte più velocemente dell'aria.
Per questa ragione è estremamente importante essere protetti durante la marcia, in sosta ed essere in grado di costruire un riparo e accendere un fuoco da campo.
L'ipotermia avviene per cause convettive, responsabili della perdita del 50% del calore corporeo: l'aria calda attorno al corpo tende ad allontanarsi perché più leggera di quella fredda. Un'altra causa è la radiazione, responsabile della perdita del 30% di calore, che si trasferisce anche attraverso i vestiti all'ambiente circostante (più freddo). La respirazione è responsabile della perdita del 10% di calore corporeo: inspiriamo aria fredda, riscaldata nelle prime vie aeree, prima di raggiungere i polmoni, tramite il calore del nostro corpo. Il problema è che espiriamo aria calda, espellendo quindi calore. La perdita di calore per evaporazione è pari al 5%: sudore e vestiti bagnati sono le cause maggiori dell'evaporazione. La conduzione è causa della dispersione del 5% di calore corporeo dato che il calore si trasferisce ad un corpo più freddo per contatto diretto. L'alluminio conduce il calore 100 volte più del ghiaccio, non è quindi buona norma dormire con una coperta di alluminio come materasso.
Quando la temperatura ambientale tende a diminuire troppo, peggio se in presenza di alta umidità, è necessario vestirsi a cipolla, indossando i pantaloni da bivacco sotto quelli tradizionali, la maglia sottile in lana tra la camicia e la maglietta di cotone.
Quando ci si corica per dormire, oltre agli strati appena indicati, indossare anche i guanti, giubbotto e passamontagna o berretto di lana, coprendosi anche con il cappuccio. Quando si dorme la temperatura corporea potrebbe crollare e l'ipotermia potrebbe voler significare la transizione dal sonno alla morte.
Molte riviste di outdoor si permettono il lusso di discriminare la vecchia scuola di pensiero degli abiti in lana e del sistema di stratificazione a cipolla... Certo, ne hanno tutto l'interesse perchè pubblicizzano materiali tecnici, ma per la mia esperienza, non c'è nulla che batta la lana come termogenicità, ipermeabilità e traspirabilità. Se poi il discorso si sposta dal bosco ai ghiacciai, il discorso cambia.

La disidratazione è molto comune durante le attività all'aperto.
È veramente improbabile che si possa morire di fame in una tipica situazione di sopravvivenza, ma abbiamo bisogno di consumare circa 3 litri di liquidi, da varie fonti, durante una normale giornata attiva.
Uomini e donne sani e di media corporatura, posseggono un patrimonio energetico sotto forma di grasso sufficiente a mantenerli in vita per venti o anche per trenta giorni di digiuno completo, anche se a prezzo di gravi squilibri.
Il corpo umano non può sopravvivere oltre i 6 giorni senza bere e spesso si verificano entro 3 giorni sintomi, anche gravi, di disidratazione: una perdita dal 10% al 22% di liquidi può essere fatale.
Si perde acqua urinando e nei processi traspirativi in ragione di circa 2 litri al giorno ed il reintegro è garantito bevendo o alimentandosi con cibi contenenti liquidi.
Gli effetti della disidratazione sono drammatici. In sequenza: sete o sete intensa, mal di testa, sonnolenza, nausea, apatia, disturbi del comportamento, respiro affannoso, vertigini, delirio e infine la morte.
Durante l'inverno è necessario bere di più, perché la disidratazione peggiora l'ipotermia e non permette di pensare chiaramente.
Se hai mal di testa, bevi di più perché è uno dei primi sintomi che insorge ed indica che si ha raggiunto il 2-3% di disidratazione (escludendo patologie d'altro genere, ovviamente). Anche la presenza di urina gialla è sintomo di un inizio di disidratazione. È necessario assumere liquidi fintanto che l'urina diviene nuovamente trasparente.
L'acqua non va razionata perché non ne abbiamo una riserva come per il grasso corporeo.
Trascurare la disidratazione ci fa abituare ad essa e la cosa ci porterà a declinare verso uno stato passivo e successivamente, come indicato, al collasso e morte.

Cosa fare per affrontare la notte all'addiaccio

Riparo e fuoco

Prima che tramonti il sole è necessario trovare un luogo riparato, vicino ma non troppo ad un piccolo torrente o rio, lontano da grandi fiumi, laghi o dighe perché potrebbero straripare o tracimare a causa di piogge a monte, e perché l'aria fredda si stabilisce sopra i bacini idrici di notte: l'ideale sarebbe una radura all'interno o al limitare di un bosco, dove si possa agevolmente trovare legna da ardere e non si rischi d'appiccare un incendio.
Si possono sfruttare ripari naturali come sporgenze di rocce o cavità, badando che non siano già abitare da animali.
Attento ai formicai all'interno di alcuni boschi di pini o di larici; stanne lontano: ho visto spolpare rapidamente scoiattoli e serpentelli da questi diabolici imenotteri.
Trovato il luogo idoneo, in assenza di rifugi naturali, per prima cosa devi provvedere a costruire un riparo per trascorrere la notte o semplicemente per riposarsi.
Apri e stendi il poncho (oppure il telo tenda se il poncho lo usi per ripararti dalla pioggia); a circa un metro dal suolo sottendi una porzione del cavo, tra due tronchi non troppo lontani, e aggancia un lembo del lato maggiore del telo.

Il lato opposto fissalo al suolo venendo così ad avere un piano inclinato che ti ripari dai venti dominanti o dalla brezza. Presta sempre attenzione alla direzione dell'aria.
In mancanza di corde, le radici degli abeti sono ottimi sostituti, così come i virgulti delle piante a foglia caduca, una volta battuti, sfibrati ed intrecciati.
Fissato il telo, devi isolare il terreno, in modo che l'umidità del suolo non impregni i vestiti, aumentando la dispersione termica. Taglia rami di conifere della lunghezza di circa un metro, creando un pagliericcio alto sino alle ginocchia, questo perché una volta coricato sopra, lo spessore tende a ridursi. È importante che le fronde siano disposte in modo tale che le curve di rami spingano verso l'alto; in questo modo si avrà un effetto molla che garantirà una camera d'aria tra il suolo ed il corpo.
La costruzione di un focolare con riflettore e la costituzione di una provvista di legna da ardere per la notte è la successiva operazione da effettuare, prima di garantirti una riserva d'acqua - se hai finito quella in dotazione.
Un focolare deve avere una base di pietre piccole, per prevenire il surriscaldamento del terreno, delle radici e quindi evitare il rischio di incendi. Le pietre permettono un buon tiraggio e fanno bruciare la legna in modo più efficiente rispetto al terreno che in genere è anche umido.
È necessario erigere un riflettore di pietre in modo che il calore, per radiazione, sia riflesso verso il riparo. Si possono impilare pietre costruendo un muretto; in alternativa creare una spalliera con due rami conficcati nel terreno e dei tronchi (piccoli o medi) impilati, coprendoli con fango o zolle di terra umida per evitare che il legname prenda fuoco.

Il focolare deve essere posizionato a circa un braccio di distanza dal riparo, in modo da poterlo alimentare senza spostarti, ed evitare nel contempo di bruciarti durante la notte.
Il fuoco va tenuto sempre acceso, soprattutto la mattina seguente, avendo a disposizione della vegetazione verde nei pressi del focolare. Se si sentono i soccorsi (a piedi, in elicottero o aereo) è necessario ravvivare la fiamma e porvi sopra manciate di vegetazione in modo da innalzare una colonna di fumo per segnalare la propria presenza.
Anche se non giungono soccorsi, una colonna di fumo mette sempre in allarme qualcuno e di conseguenza le autorità avvieranno i dovuti accertamenti, recuperandoti.
Se dovesse iniziare a piovere, diventa indispensabile cercare di proteggere il focolare con un tetto di fronde di conifere e limitare l'altezza delle fiamme: anche un buon braciere trasmette calore.
La pioggia che batte sulla copertura riduce la possibilità che questa prenda fuoco, tuttavia se risultasse troppo intensa, gli sforzi per preservare il fuoco potrebbero risultare vani.
La legna per il fuoco deve essere di varia pezzatura: ramoscelli secchi degli abeti, pini, larici, ramoscelli secchi di betulla (anche umidi bruciano bene) servono per avviare il fuoco.
Se non si riescono a trovare ramoscelli di conifere o corteccia di betulla, si possono fare listelli o sfogliare il legno in scaglie: questo brucia meglio se diviso in pezzi se ne aumenta la superficie sollevandone scaglie o creando riccioli di trucioli. Per le due operazioni torna utile il coltello da campo. Per tagliare longitudinalmente i rami spessi, come ho scritto in precedenza, usa una massa battente sul dorso della lama: un ramo, MAI un sasso.

Per accendere un fuoco è meglio avere un'esca, anche se si utilizza l'accendino. L'esca migliore si produce raschiando la corteccia di betulla; in sua assenza utilizzare i licheni a rami filamentosi di colore verde-grigiastro (Usnea barbata o Barba di Larice, Pseudevernia furfuracea o muschio d'albero, chiamata anche Barba di Bosco, frequenti in ambiente alpino, proprio sui rami e sui tronchi di conifere, spesso su vecchi larici.
Si possono sfruttare foglie secche opportunamente sprimacciate, corteccia resinosa, pigne, l'anima dei rami secchi di pino, riducendola a filamenti con il coltello. Se il legno è bagnato, l'interno è sempre asciutto.
Fai una base con l'esca e accendila. Disponi a pioggia, senza soffocare la fiamma, i listelli a scaglie e poi i rametti. Ossigena le fiammelle con lunghi soffi poi, quando il fuoco è vivace, aggiungere legna di pezzatura via via maggiore come listelli interi e rami.

Acqua

L'idratazione, come visto prima, è essenziale. Non si devono bere alcolici perché la sensazione di piacere e soprattutto di calore è solo momentanea mentre l'effetto sul metabolismo e la circolazione sanguigna è deleterio. Se hai freddo, meglio bere acqua riscaldata, aromatizzata con erbe laddove sia possibile.
L'acqua raccolta nei ruscelli o laghetti deve sempre essere bollita, come norma preventiva contro coliformi fecali o altri parassiti disseminati da animali selvatici tramite urine o feci, o derivanti da processi putrefattivi, magari a monte del corso d'acqua da cui s'attinge. Il periodo d'incubazione dei patogeni può variare da giorni a mesi; i protozoi ed i batteri hanno un periodo d'incubazione di circa 48 ore mentre la salmonella solo di poche ore. In Europa, statisticamente, entro 48 ore si è recuperati dai soccorsi, prima che i sintomi d'intossicazione da parassiti divengano conclamati.

Cibo

La fame può essere una pessima compagna: dopo 8 ore dall'ultimo pasto, lo stomaco emette rumori sinistri, poi il fastidio ai visceri si placa e la fame diventa molto più sopportabile.
Se hai dei biscotti, fette o gallette, consumale con parsimonia, mangiano poco ma ad intervalli regolari. Il metabolismo dei carboidrati permette di sfruttare le riserve di grasso corporeo.
Nel pacchetto dei viveri di conforto puoi portare della cioccolata in polvere e bustine di té, per bevande calde, ma inserisci sempre carboidrati, frutta disidratata e secca oleosa già sgusciata: sono alimenti che si conservano a lungo e non richiedono cottura.
Se non hai cibo, o lo termini ed i soccorsi tardano, devi adeguarti alla nuova situazione: raziona le energie camminando e lavorando lentamente. Sopravvivi più a lungo se lavori con determinazione ma lentamente.
Ricorda, se ti sei perso e ti sei stabilito in un luogo all'aperto, non c'è più ragione di andare in giro.
Con il tempo, la pulsione a mangiare può essere molto forte e si può trasformare più tardi in nausea, da 1 a 20 conati di vomito dopo 2-3 giorni senza cibo. Con un calo glicemico a seguito dell'esaurirsi dei carboidrati, non possiamo lavorare e reagire velocemente come prima.

Se hai dello zucchero, del tè, oppure cioccolata in polvere bene, diversamente sia i frutti della rosa canina, sia la linfa delle betulle, sia le sommità dei rami di abete o pino possono essere utilizzati per un decotto: si porta a bollore la linfa della betulla, oppure si fanno bollire una ventina di bacche di rosa canina tagliate e private dei semi, oppure due manciate di sommità di conifera (sminuzzate per migliorarne la resa) in 1 litro d'acqua per 20 minuti, poi si può travasare il liquido nel thermos come riserva calda per la notte oppure assumerne al momento.
Linfa di betulla o decotto di rosa canina o conifera, contengono alti livelli di vitamina A, C (più di 6 limoni) e zuccheri, posseggono un discreto sapore e aiutano a lenire gli stimoli della fame.
Nessuna delle conifere è tossica, ad eccezione del Tasso (Taxus baccata).

Non utilizzare l'infuso di pino o abete in stato di gravidanza.
Esistono diverse piante eduli nei boschi e nei prati, ma occorre conoscerle e serve la giusta concentrazione mentale per non confonderle. Se selezioni la voce [Cibo d'emergenza] del menu [Bushcraft], troverai un elenco di possibili alimenti: alcuni noti, altri un po' alternativi, con una breve descrizione e relative foto.

Uso della cenere

Nel caso in cui ti portassi dietro della pancetta affumicata e la facessi cuocere nella gavetta, sappi che la cenere di legna, bollita all'interno di una gavetta o pentola grassa, ne facilita il lavaggio. Il cloruro di potassio nelle ceneri reagisce chimicamente con i grassi promovendo un processo di saponificazione.


www.000webhost.com