Il fattore psicologico
30.05.2010

L'essere umano, per sua natura, è istintivo: sono poche le persone realmente disciplinate, in grado di affrontare paure irrazionali, situazioni di reale emergenza, ma soprattutto discernere tra cosa realmente rappresenta un pericolo e cosa non lo è.
Sono molti coloro che si fanno coinvolgere da demenziali profezie dettate da sedicenti sensitivi, veggenti, santoni, predicatori o personaggi simili che si circondano di irrazionalità ma che fanno presa sulla gente comune, perché è più facile accettare l'irrazionale che spendere tempo a studiare per comprendere il mondo che ci circonda e rifuggere dai ciarlatani.
Il problema è che gli scaltri fanno leva sull'ignoranza della gente (ossia la mancanza di conoscenza), sapendo molto bene che le menti deboli o le persone emotive subiscono il peso di queste cose e diventano facilmente manipolabili.
Tutte le paure irrazionali sono infondate, tuttavia non è corretto ridicolizzare, demonizzare o ghettizzare coloro che tali paure le percepiscono sulla propria pelle, vedono il bicchiere mezzo vuoto e vivono male, nell'incertezza del futuro. Non ci si deve vergognare delle proprie paure, ma tale stato d'animo non deve sfociare nella paranoia o limitare la gioia di vivere la propria vita. Si deve fare qualcosa per vincerle.
Scrivo queste righe, in modo forse provocatorio, per fornire suggerimenti utili a tutti coloro che desiderano sentirsi più sicuri. Il contenuto è opinabile, come tutte le idee, a volte esagerato perché presenta soluzioni per affrontare situazioni limite, facendo leva sull'istinto nomade, calcando la mano sull'approvvigionamento e sulla scorta che, piaccia o meno, fanno ancora parte della nostra eredità culturale di uomini delle caverne e comunque insito nel comportamento animale.
In caso di privazioni improvvise, avere cibo e articoli che ci fanno sentire più sicuri ha, in genere, buone conseguenze sulla psiche.
Se in alcune società l'essere eccessivamente previdenti fa parte della cultura dominante, così non è nel nostro Paese, almeno non in forma evidente, pertanto, onde non aggiungere timori derisori alla tensione generata dall'insicurezza, chiunque voglia approntare un piano personale come quelli che descriverò, è meglio lo faccia con discrezione, sapendo di non essere solo...
Sebbene scienziati e comunicatori seri combattano periodicamente contro i ciarlatani, le assurdità metafisiche ed i profeti di sventura, non si fa mai abbastanza: in mezzo a noi si aggirano insospettabili che si pongono delle domande che nascondono una profonda insicurezza.
Oltre ai parolieri senza freni, come elemento d'attrito psicologico c'è anche lo spauracchio di una stranissima crisi economica, sicuramente la precarietà lavorativa dei giovani e meno giovani, e quindi l'insicurezza finanziaria che ne deriva.
Non di rado incontro gente che mi confida con un filo di voce di aver fatto dispensa, di aver acquistato sementi, di volersi costruire un piccolo rifugio, ecc.
Quando capita, cerco di portarli alla ragione con parole rassicuranti e se non ci riesco dico loro che, se pensano di agire in questo modo per sentirsi protetti, non commettono reati e non violano i diritti altrui. Non ci vedo nulla di male ad alzare una (pur debole) barriera difensiva, purché non diventi lo scopo principale dell'esistenza, ne vada di mezzo la vita sociale, coniugale e polverizzi i pochi risparmi di una vita, finendo in mano a imprenditori o venditori privi di scrupoli.
Alcune delle indicazioni che troverete erano fornite in modo superficiale anche sulle prime pagine dei vecchi TuttoCittà, da parte della Protezione Civile (la famosa borsa dell'emergenza). In questo scritto si vaglieranno svariati modi e possibilità di prepararsi ad affrontare un momento d'emergenza, perché diverso è il sentire di ognuno di noi nei confronti dell'incertezza.
Quando lavoravo negli USA, nell'area dove i tornado potevano essere causa di veri disastri, un mio conoscente locale, quando si parlava di emergenze, era solito dirmi: "Listen bro, It's not case of if, but when it will happen!" (Ascolta fratello, non si tratta del se capiterà, ma di quando capiterà).
Forte di questa sua massima, dopo aver subito le ire di un tornado, nel piano interrato aveva approntato un piccolo rifugio ed una dispensa fornita all'inverosimile di prodotti non deperibili e alimenti. Ma aveva anche un piano di rotazione delle derrate in modo da utilizzare quelle in scadenza e rimpinguare gli scaffali di conseguenza.
È difficile che qualcuno di noi abbia pensato di potersi trovare ad affrontare un'emergenza, eppure i nostri sfortunati fratelli di Messina, del Friuli, dell'Irpinia, Abruzzo, Cinque terre e Modenese sono stati travolti, loro malgrado, da eventi di origine naturale che hanno sconvolto la loro esistenza.
Sono pochi anche coloro che si sono preparati all'unica cosa certa della nostra esistenza: l'oblio dell'ultimo respiro. È infatti meglio non pensare a cose funeste, perché non rallegrano la giornata; non ci si deve stupire, quindi, se nessuno tra noi ha un piano d'emergenza per la propria famiglia o per sé. Del resto siamo abituali a vivere in un mondo dove ognuno svolge (in parte) i propri compiti e, grazie a questa catena ben oliata, tutto pare incastrarsi alla perfezione: abbiamo energia elettrica, acqua corrente e calda quando serve, il cellulare per comunicare, il computer, la benzina per muovere le auto, cibo in abbondanza, un tetto sulla testa e vestiti puliti.
Non ci facciamo caso, ma ognuno di noi gode di una fortuna immensa ogni volta che addenta un pezzo di pane, beve a piacimentro, si lava e indossa biancheria pulita.
Tuttavia una buona parte di noi tende a circondarsi di qualcosa in più, tenta di risparmiare denaro, tiene una piccola scorta di cibo in una piccola dispensa e qualche medicinale perché "non si sa mai".
In un certo senso tendiamo inconsciamente a fare, in termini decisamente meno forti, ciò che l'uomo ha sempre fatto nella sua millenaria storia: pianificare la propria sopravvivenza.
Noi siamo frutto del caso e dell'evoluzione, fautori del nostro stesso destino in questo settore della Galassia; non esiste predeterminazione, sorte o sfiga, quindi non è vero che l'uomo attira ciò che teme e pertanto non porta sfortuna pensare ad un'emergenza prima che questa possa capitare. Pianificare cosa fare in caso di eventi fortuiti non vuol dire che questi si verificheranno.
Le soluzioni ai potenziali problemi indotti da cause contingenti sono estremamente complesse e diverse anche in funzione della reazione che ognuno di noi può avere; queste pagine non possono essere La Risposta, occorre abituarsi, allenarsi, impegnarsi per restare calmi e razionali. È difficile, lo ammetto, faccio fatica pure io che cerco di limare ogni giorno le spigolosità caratteriali, ma bisogna incominciare perché c'è bisogno di persone pragmatiche; schizzati ce ne sono anche troppi. Si deve coltivare la fiducia in se stessi, giorno per giorno, essere meno creduloni rifiutando di accettare passivamente quanto ci viene propinato, sia dagli incontrollabili social networks, sia, e soprattutto, dai disfattisti e pessimisti cronici.
Se realizzare un piano d'emergenza può aiutare allo scopo, allora tanto vale iniziare subito. Suggerisco in prima battuta di tentare d'affrontare le tue incertezze assieme ad altre persone, parlando con menti aperte ed intelligenti (nota che non parlo di persone istruite), che non sorridano di commiserazione alle tue parole, ma che ti aiutino a superare quelle che ho indicato come paure irrazionali.
È possibile che, dopo qualche amichevole chiacchierata con persone pacate, tu possa sorridere di tutto questo.
Puoi comunque leggere queste pagine in modo critico e se proprio ritieni di dover procedere, datti un limite di spesa.
Ricorda, emergenza dev'essere considerato un momento transitorio, limitato nel tempo di durata non superiore ad una settimana, quindici giorni nella più funesta delle ipotesi. Non viviamo in un'isola remota, le situazioni si appianano e non ha senso pensare a come sopravvivere per periodi più lunghi, se non in determinate situazioni limite.
Se mai capiterà qualcosa (statisticamente può accadere che qualche migliaio di italiani, prima o poi abbiano problemi, non a causa di una premonizione ma della tettonica a zolle, degli speculatori o delle intemperie) e penserai solo a te stesso, non sarai migliore dei tanti criminali che la società civile demonizza: ricordati di essere solidale con chi incontrerai ed avrà bisogno quanto te di conforto, offri la tua capacità di gestire l'emergenza, organizza un gruppo e rammenta che la coesione e la condivisione del cibo sono atti civili, mentre il mero egoismo che condanna a morte chi ti chiede aiuto è ingiustificabile.
A chi invece chiede come comportarsi nel caso in cui la civiltà moderna e tecnologica si sgretolasse improvvisamente ed in modo irreparabile, posso solo rispondere che sarà questione di pura sopravvivenza e non esistono suggerimenti che abbiano un senso. Per come la vedo, è inutile fare del buonismo o perbenismo; nei casi estremi è molto probabile che la natura istintiva dell'uomo riemerga e prevarichi i limiti che ci siamo imposti - con scarsi risultati - nel corso della nostra recente storia.
Inutile fare previsioni in quali degenerazioni potrà precipitare il tessuto sociale umano.
In condizioni di disordine o anarchia, tali da mettere seriamente a repentaglio la propria vita o quella dei famigliari, l'etica comune perde significato, si vive di sospetti ed in modo istintivo. Unirsi in gruppi coesi e decisi, sin dai primi giorni, può aiutare sia logisticamente che psicologicamente.
Sia che nasca un gruppo, sia che si rimanga un nucleo famigliare, sopravvalutare il pericolo e aumentare la diffidenza salva la vita, del resto quando non c'è più nulla da perdere è più facile che si formino branchi dediti alla violenza, saccheggio, sopraffazione e cannibalismo che alla ricostruzione.
Se i termini sembrano esagerati, senza andare troppo indietro negli anni, è meglio ricordare la follia del Nazismo, i massacri nei Balcani dopo il crollo del Regime Sovietico le lotte intestine tra Hutu e Tutsi e gli assurdi eccidi che fanno da cornice alle folli contrapposizioni religiose.
Comunque non è di questi scenari che voglio parlare, ma di situazioni gestibili, magari sul lungo termine, a carattere transitorio. Non mancherò di accennare alla gestione di situazioni più estreme, ma senza addentrarmi sui motivi per cui sono poste in essere.

Se a questo punto vuoi proseguire la lettura, affrontiamo la materia per gradi.

La gestione di se stessi e degli altri

Nell'affrontare un'emergenza è necessario prestare attenzione all'emotività, quindi fare un buon lavoro di adattamento, motivazione e gestione delle proprie reazioni. Non è facile se non si è mai vissuto all'aperto, non si è mai campeggiato, dormito al riparo di un poncho o sotto una parete rocciosa, camminato per decine di chilometri magari sotto la pioggia, spalato neve per ore solo per uscire dal proprio cortile, acceso un fuoco di legna per cucinare.
Pianificare un'emergenza, fare provviste, costruirsi un rifugio aiutano ma solo in parte. Se veramente ci si vuole preparare ad affrontare il paventato peggio e limare le proprie angosce, bisogna anche provare a privarsi di qualche comodità e vivere in modo spartano almeno una settimana l'anno, senza luce e acqua corrente sempre a disposizione.
Con mio padrino o con mio padre si passavano giorni nel casolare dei pastori o in tenda e a volte capitava di poter pescare o raccogliere frutti e tuberi, catturare rane e lavarsi a pezzi rotolandosi sull'erba pregna di rugiada se non faceva troppo freddo. L'esistenza era scandita ad un ritmo più lento, con la TV in bianco e nero che trasmetteva solo dal pomeriggio a mezzanotte e c'era appena stata la transizione generazionale da una tradizione di contadini e pastori di greggi, uomini e donne con il pelo - come si usa dire. Ero un bambino allora, mi divertivo a fare vita da pioniere e questo ha favorito la mia capacità di adattamento e segnato lo stile di vita sobrio ma dignitoso che contraddistingue la mia famiglia.
L'emergenza non mi spaventa e neppure le privazioni.
Dire: "erano tempi diversi" è una scusa banale... Ad ogni modo, senza pretendere tanto, il campeggio libero lontano dai centri urbani, con zaino e provviste all'insegna della frugalità, è una piccola palestra che può dare almeno un'idea di cosa voglia dire affrontare un periodo difficile.
In questo caso è un ambiente controllato perché c'è la certezza di poter dire basta, salire in auto e tornare davanti alla televisione o mangiare una pizza, riveriti e serviti; c'è insomma la coscienza che si tratta di una libera scelta e non dettata da cause di forza maggiore. Ma è pur sempre un inizio.
C'è davvero la volontà di farsi una settimana da carbonaro?
Se la risposta è no, allora le proprie paure per il futuro non hanno basi solide perché non c'è lo stimolo reale a prepararsi per affrontare un momento difficile che potrebbe arrivare solo perché qualcuno insinua che, per loro natura, i segni dei tempi chiedono di essere percepiti e interpretati.
La volontà non basta; curare la forma fisica non è questione di narcisismo, ma di salute; inoltre i muscoli senza cervello e senza fiato non servono, d'altro canto una mole abnorme mal supportata da un cuore poco allenato e polmoni pigri non favorisce certo la resistenza, quando si debbano percorrere lunghe distanze, magari incalzati dal pericolo. Mens sana in corpore sano è la locuzione latina di Giovenale che meglio descrive lo stato ideale di ognuno di noi.

L'emergenza rompe la monotonia del quotidiano e scatena sentimenti sopiti.
Se vuoi essere in grado di gestire l'emergenza, devi anche riconoscere i tuoi limiti, capacità e convivere con le tue paure.

Impara come gestire la paura

Nella nostra vita quotidiana, ognuno di noi avrà qualche tipo di paura in qualcosa, magari non l'ha ancora sperimentata. Dalle fobie per gli animali a quelle da pressione lavorativa, dalle preoccupazioni per gli esami, alle incertezze sui rapporti interpersonali, ognuno di noi ha le sue debolezze.
Quando si parla di gestire un'emergenza, la chiave è quella d'identificare le cose che ti spaventerebbero di più, nel caso ti dovessi trovare da solo, e lavorarci sopra.
Se hai paura di campeggiare in un luogo remoto e senza luce è possibile fare pratica ricorrendo ad un ambiente controllato, ossia che permetta l'accesso ad una fonte luminosa non appena se ne ravvisi la necessità.
La formazione in situazioni controllate porta, nel tempo, ad evere maggiore fiducia in se stessi e superare paure ancestrali e infondate; questo permetterà di affrontare quella situazione qualora si presentasse improvvisamente, senza rimanere paralizzati o inebetiti e senza sapere come comportarsi.

Conosci te stesso

L'epigrafe, scritta sul tempio dell'Oracolo di Delfi, può ben riassumere l'insegnamento di Socrate, in quanto esortazione a trovare la verità dentro di sé anziché nel mondo delle apparenze.
La tua personalità e atteggiamento verso ciò che ti circonda può indurti ad agire in maniere differenti, in momenti di stress e preoccupazione. È spesso utile un'attività di gruppo tra amici per discutere apertamente dei reciproci punti di forza e di debolezza. Il modo in cui percepiamo noi stessi non è sempre come gli altri ci percepiscono; facendo questo esercizio possiamo migliorare i nostri punti di forza e lavorare molto per ridurre al minimo o eliminare i nostri punti deboli che possono aiutare ad aumentare nostre possibilità di sopravvivenza di fronte a una situazione di vita o di morte.

Positivo ma realistico

Dovresti cercare di scacciare ogni pensiero negativo di fronte ad una situazione di emergenza, non importa quali difficoltà devi (o dovete) affrontare. La negatività porta a prendere decisioni d'impulso, che spesso sono quelle sbagliate; permettere ad essa di manifestarsi può anche avere un effetto negativo sugli altri che potrebbero essere con te.
Se rimani positivo e concentrato si rafforzerà il morale, che migliorerà la creatività e la capacità di utilizzare l'immaginazione per elaborare strategie di sopravvivenza a cui non avresti mai potuto pensare, se consumato dalla paura o dallo sconforto. Tuttavia, è necessario temperare tale approccio positivo con un tocco di realismo. Valuta la situazione com'è, non come dovrebbe essere per non deludere speranze ed aspettative. Pianifica la peggiore delle ipotesi, mantenendo il morale alto adoperandoti per un esito positivo. In questo modo, sarai pronto per immancabili battute d'arresto se le tue speranze non si realizzeranno, invece di essere irritato, arrabbiato o turbato.
Lo sconforto non deve far parte del proprio vivere giorno per giorno; cerca sempre nuove soluzioni al contingente: è necessario ripetersi, come una litania: "Ce la faccio, sono sopravvissuto e quindi vado avanti", "Gli altri contano su di me, non posso deluderli", "Non ci fermerà nessuno e nessuno potrà farci del male", "Se questa soluzione non calza, ne ricerco un'altra".

Gestione dello stress e allenarsi a sopravvivere

Siamo tutti abili a fare qualcosa perché abbiamo acquisito nuove competenze e le abbiamo messe in pratica. La sopravvivenza non è diversa in questo senso. Se preso con il giusto spirito, è gratificante e prezioso, nonché divertente, aderire anche solo ad un corso di tecniche di base di autosufficienza. Anche se non ricorderai tutto quanto ti hanno insegnato, il fatto di aver ascoltato utili suggerimenti ha già operato in modo positivo sulla psiche e sarai più preparato per affrontare situazioni insolite.
Esistono anche corsi di gestione dello stress, in cui s'impara a controllare una determinata situazione e valutare le competenze che possono tornare utili - se si agisce come un capo del gruppo, o gestire in modo organico sforzi e competenze di tutti per far fronte a un'emergenza.
Avendo una comprensione della psicologia della sopravvivenza, sarai in grado di prendere le decisioni giuste, rimanere fiducioso, acquisire maggiore consapevolezza delle tue azioni, mantenendo la convinzione che riuscirai (riuscirete) a superare le situazioni difficili che potranno presentarsi.
Attenzione ai prezzi: chi istituisce questi corsi tende ad esagerare, in modo ingiustificato.

Bambini

Adattarsi alle emergenze può essere difficile, uno sforzo psicologicamente e fisicamente intenso che metterà alla prova i limiti delle tue capacità. Il fenomeno sarà ulteriormente ingigantito se si è accompagnati da bambini, dal momento che si sentirà sia la responsabilità aggiuntiva, sia la pressione per arrivare ad un livello di sicurezza ancora maggiore.
Qualunque cosa capiti agli adulti, i bambini devono essere in grado di arrangiarsi, muoversi in sicurezza e con circospezione quando la situazione lo richiede e capire di chi potersi fidare per rifarsi una vita, nelle situazioni limite.

Spiega bene e onestamente ai bambini la situazione

I bambini hanno buone capacità di ripresa, rispetto agli adulti, ma possono ricadere rapidamente nello sconforto più totale. Proprio per questo, è necessario essere onesti su quello che succede, ma cercare di mantenere la calma allo stesso tempo. Occorre rassicurare che sarà possibile uscire dalla situazione in cui si versa, che si può lavorare assieme perché le cose vadano meglio e che presto si sarà al sicuro.
Mentre ci si può sentire in preda al panico o sconforto, è importante mantenere l'impressione di adulto sicuro di sé allo stesso tempo: i bambini, in modo naturale e spesso inconsciamente, pensano agli adulti come persone su cui possono contare, in grado di offrire riparo, calore, cibo, affetto e sicurezza.
Nel caso di completo disordine sociale, bisogna spiegare loro che non sempre gli adulti possono essere persone buone e disponibili: gli sconosciuti possono essere persone malvagie a cui i bambini non piacciono e che, quando tutti si nascondono, si deve stare immobili ed in assoluto silenzio.
Insegna loro come riconoscere il branco, i saccheggiatori, i malintenzionati, come muoversi nei boschi, lungo le strade e nei centri urbani.

Fai in modo che i bambini siano d'aiuto

Nel piano di emergenza prevedi l'aiuto dei bambini: non solo si potranno gestire molte situazioni più rapidamente, ma essendo occupata, la mente dei bambini sarà distratta e la preoccupazione avrà una priorità più bassa. Periodicamente fai un inventario di tutti i beni collettivi e discuti con i bambini come meglio si potrebbe utilizzare ogni articolo. I bambini hanno una fervida immaginazione e possono fornire idee creative a cui un adulto non penserebbe mai. Assicurati che conoscano l'esatta utilità di ciascun elemento e come hai intenzione di usarlo.
All'occorrenza (ma solo in caso di una degenerazione totale della società) devono sapere come utilizzare le armi.
Orientamento con la bussola e le mappe, così come l'uso del binocolo, devono far parte del quotidiano; come se fosse un gioco, impareranno a decidere la direzione da prendere e scrutare prudenzialmente a distanza la situazione di un luogo prima di addentrarvisi.
Fai in modo che ti aiutino a cercare ed individuare un riparo sicuro, nascosto dai malintenzionati o protetto dalle intemperie; insegna loro e chiedi che ti aiutino a costruirne uno, spiega come raccogliere legna e come accendere un fuoco.

Cibo e acqua

Insegna sempre l'importanza del cibo e dell'acqua, soprattutto fallo in una situazione di emergenza.
Spiega i pericoli del consumo di cibi velenosi e del bere acqua sporca e che cosa dovrebbero e non dovrebbero fare in tutti i casi.
In condizioni di assoluta sicurezza per l'incolumità dei bambini, adulti e bambini dovrebbero lavorare come una squadra sia nella ricerca di cibo e acqua, sia nella preparazione per il loro consumo.

Mantieni alto il morale dei bambini

Incoraggia il cameratismo e ritaglia un momento tutto vostro, staccando dalla corsa alla sopravvivenza, per distrarre le menti dei bambini dalla situazione, raccontando storie divertenti, giocando o costruendo piccoli giochi con oggetti raccolti o leggendo, se si dispone di un libro di racconti.

Ascolta sempre ciò che dicono i bambini

Proprio perché sei l'adulto, è necessario considerare i bambini al tuo livello quando sono membri della squadra. Essi vogliono aiutare e spesso hanno idee geniali. Li incoraggerà ad essere aperti con te e con gli altri. Discuti delle loro paure e cerca di placarle, ma mostra calore, empatia e l'onestà intellettuale di non negare l'evidenza: occorre sempre essere realisti.
A parte il caso del crollo della civiltà, la maggior parte delle situazioni di emergenza non durano troppo a lungo, forse un giorno o due - è una stima media - al più una settimana. Pertanto, sebbene potrebbe essere un tempo spaventoso per tutti, con determinazione e la volontà di lavorare insieme per avere successo, sia tu che i bambini avrete la certezza di tornare a vivere serenamente e sarete in grado di guardare al vissuto come un'avventura incredibile che ha reso tutti più saggi, forti e uniti.

Consigli generali durante un'emergenza e di autovalutazione

Per sopravvivere, è necessario improvvisare, adattarsi e darsi un obiettivo a breve termine, quindi occorre iniziativa e capacità decisionale.
Queste che seguono sono le indicazioni più comuni fornite degli organi di protezione civile un po' in tutto il mondo, quindi non mi sono inventato nulla e sono attendibili.
Appena scatta l'emergenza (ad esclusione di un attacco nucleare - situazione trattata a parte) è necessario determinare in ordine prioritario quali siano i bisogni più urgenti e le alternative per soddisfarli, verificare l'equipaggiamento a disposizione ed infine studiate bene l'ambiente circostante. Allontanarsi dai pericoli immediati come fuoco, vapori o fumi, edifici pericolanti, movimenti franosi, ecc.
Nelle prime 24 ore si deve controllare il proprio stato di salute (ferite, fratture, lesioni interne, abrasioni distorsioni, problemi respiratori e cardiaci, eruzioni cutanee, perdita di capelli, ulcerazioni) e curare eventuali danni fisici propri (altrimenti non si è utili a nessuno) e di quelli che sono con voi. Bere molto e cercare riposare; costruite un riparo provvisorio: il primo giorno può bastare qualsiasi cosa, purché il riparo o l'oggetto che sarà costruito sia solido o sicuro, non si deve assolutamente rischiare di rimanere feriti o peggio uccisi.
Ascoltare le stazioni radio ancora attive per farsi un'idea della situazione.
Accendere un fuoco e dormire quanto più possibile, coprirsi per stare al caldo.
Se necessario proteggere gli occhi ed indossare una mascherina; alla peggio coprirsi con un cappuccio o un berretto di lana calato sul viso, creare una maschera con una pezzuola di cotone o con la bandana. Questo stratagemma torna utile anche per proteggersi dagli insetti, specie mosche o zanzare.
Trascorse 24 ore, a meno che non si debba fuggire o allontanarsi di decine di chilometri, se la previsione dell'emergenza supera i 3 o 5 giorni, è meglio trovare una fonte d'approvvigionamento idrico e cercare di capire come sta evolvendo la situazione generale.
Se esistono altri sopravvissuti è probabile che li conosciate, quindi formare un gruppo, cercando di capire le capacità e conoscenze di ognuno.
In base alla situazione è il momento di formulare un piano, costruire un riparo per il gruppo se sussistono le condizioni per restare stanziali, quindi cercare cibo e materiale per accendere fuochi sia per scaldarsi sia per cucinare.
Dormite creando turni ai fuochi, ascoltando eventuali messaggi radiofonici.
Dopo 48 ore, se non sono giunti soccorsi, è necessario seppellire eventuali morti, costruire una latrina e riposare; è più riposante fare brevi sonni ripetuti di mezz'ora che non una lunga dormita continua.
Verificare lo stato di salute, senza sottovalutare mal di testa persistenti, difficoltà respiratorie, comparsa di petecchie o ulcerazioni.
Si devono rinnovare le provviste di legno e acqua. Se si è in gruppo, istituire lavori di routine a rotazione, che tengano impegnati tutti, bambini compresi. Se non c'è nulla da da fare, dormire aiuta ad evitare situazioni conflittuali.
Mantenere sempre pulita l'area del riparo.
Dopo 4 o 5 giorni potrebbero emergere infezioni (periodo d'incubazione). Con scariche intestinali è necessario cambiare la fonte idrica o rinnovare i filtri, surriscaldare i recipienti metallici, cambiare le bottiglie (se di plastica) o disinfettare quelle di vetro, anche ponendole vicino al fuoco.
Ogni due giorni rinnovare comunque i filtri per la depurazione, surriscaldare i recipienti metallici, cambiare le bottiglie (se di plastica) oppure disinfettarle, se possibile.

Questionario di auto valutazione per l'ansia

Rispondete alle seguenti domande, ripensando con estrema franchezza al proprio comportamento nel corso dell'ultimo anno:

Se avete risposto sì a più di tre domande è possibile - per quanto abbia un reale valore il test - che abbiate un disturbo d'ansia o potreste (il condizionale è d'obbligo...) essere soggetti a momenti di depressione; un insieme di fattori che potrebbero essere estremamente rischiosi in situazioni d'emergenza.
Capita anche di essere calmi nel pericolo (la letteratura del settore la definisce rimozione) o di sottovalutarlo per "pigrizia" e questo è altrettanto pericoloso perché potrebbe essere un sintomo di apatia.
Per chiudere il discorso, va sottolineato che un banale quesito non sostituisce il parere di un esperto di comportamento e psiche umana.


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