Fornelli lignei
Integrato il 14.12.2016

È possibile osservare la realizzazione di un modello di fornello ligneo grazie al video disponibile sul canale YouTUBE.

Questo articolo, apparso per la prima volta in questo sito nel 2010, contiene alcune immagini gentilmente concesse da chi le ha scattate durante gli esperimenti che abbiamo condotto assieme in un backyard presso Oakpark, Detroit, nel lontano 2000.
Questi espedienti li ho visti applicare per la prima volta nel 1975, quando avevo 12 anni, e mi trovano nei boschi in quota di Colle Oggia (IM), da mio padrino, che tra tanti mestieri faceva pure il carbonaro.
Non solo, nel Manuale del Trapper (Ed. Euroclub 1977) sono presenti diversi disegni di quanto descrivo nel testo.

Un fornello ligneo è costituito da un fascio di piccoli tronchi di legna saldamente legati tra loro, o da un ceppo tagliato in due, tre o quattro parti, con le pareti interne lavorate a lamelle per aumentare la superficie combustibile, o addirittura formato da un ceppo scavato per ottenere una camera di combustione con un foro di ventilazione nella parte inferiore.
Qualunque sia la tipologia, al centro, o al suo interno, si trova sempre un accumulo di materiale secco e infiammabile, minuto e opportunamente impilato.
È uno stratagemma utile anche in caso di forte umidità al suolo, ma in genere si ricorre a questo espediente perché non necessita di sostegni per le pentole, fintanto che le porzioni di ceppo restano integre o i legacci tengono assieme la struttura.
Un stufetta così non sarà utilizzabile due volte di seguito perché si consumerà, ma potrà essere un valido sostituto di un fuoco da campo per cucinare, anche in caso di pioggia o vento o se non è possibile accendere un classico fuoco da bivacco.

Per la torcia a quarti di ceppo, occorre un tronco poco resinoso (castagno, pioppo, carpino, quercia, nocciolo, noce...) altrimenti brucerà velocemente e lascerà fastidiosi residui sul pentolame; nella peggiore delle ipotesi, se proprio non si potrà fare diversamente, anche uno resinoso (pino, abete, larice, betulla) potrà andare bene.
Il diametro deve essere pari a quello della padella, pentola o tegame in uso, di altezza pari a tre volte il diametro.
Lo si divide in quarti; sulle superfici interne si devono sollevare lamelle di legno aperte verso il basso tramite una sgorbia o con l'accetta, quindi di posizionano i quarti quanto basta a formare una croce cava.
Si riempie la cavità così creata con trucioli, piccoli legnetti, porzioni di corteccia confricata, brattee di strobili, licheni a rami filamentosi di colore verde-grigiastro (Usnea barbata o Barba di Larice, Pseudevernia furfuracea o muschio d'albero, chiamata anche Barba di Bosco, frequenti in ambiente alpino, proprio sui rami e sui tronchi di conifere, spesso su vecchi larici.
Si appicca il fuoco tra le feritoie in modo che le fiamme lambiscano il più uniformenente possibile le pareti interne della torcia.
Ottenuta l'accensione, con fiamma viva si aggiungono legnetti per mantenere le fiamme e permettere la propagazione al legno.
Man mano che i ceppi prendono, si prosegue con l'apporto di combustibile fintanto che i quarti non abbiano preso fuoco, mantenendo in modo autonomo la fiamma.
È ora possibile poggiare il bricco o la gavetta, avendo cura di piazzare due legnetti verdi per tenere alzata la stoviglia, in modo da non smorzare le fiamme e permettere loro di lambire il fondo del recipiente.
I quarti di ceppo (non resinosi) hanno una combustione lenta che permettono la cottura, anche lunga, di alimenti.
Terminata la cottura dei cibi sarà ancora possibile sfruttare il fornello per riscaldarsi.


fornello con quarti di ceppo

Per la torcia a fascio, servono delle branche dritte di circa 5 centimetri di diametro e alcuni virgulti teneri e flessibili per legare saldamente il fascio di legna.
Sono necessari da 8 a 10 bastoni, tagliati in modo da avere lunghezze identiche, tranne uno che dovrà risultare lungo la metà.
Comporre il fascio con il tronchetto più corto al centro, legare saldamente con più giri di virgulti (battuti leggermente per ammorbidirli). Il legno più corto al centro serve come fondo di questo particolare ricettacolo in cui si impileranno trucioli, porzioni di corteccia confricata, legname di pezzatura ridotta (su cui siano state sollevate lamelle per aumentare la superficie combustibile), intervallate da alcune manciate di aghi di pino secchi (accelerano la combustione), brattee legnose di strobili, licheni a rami filamentosi di colore verde-grigiastro (Usnea barbata o Barba di Larice, Pseudevernia furfuracea o muschio d'albero, chiamata anche Barba di Bosco, frequenti in ambiente alpino, proprio sui rami e sui tronchi di conifere, spesso su vecchi larici.
Per mantenere in piedi la torcia, qualora non fosse perfettamente stabile, sarà necessario inserire nel terreno tre bastoncini verdi disposti a 120 gradi, con diametro pari al proprio pollice, ed incastrarvi il fascio.
Accendere il materiale combustibile dall'alto ed aggiungere legnetti man mano che il fuoco si ravviva. Proseguire con le aggiunte per mantenere la fiamma. Se i legni del fascio non sono verdi è possibile che si pervenga alla loro accensione parziale.
Quando la fiamma sarà bella vivida sarà possibile poggiare il bricco o la gavetta.
Si dovrà aggiungere legname per mantenere il fuoco.
Terminata la cottura dei cibi sarà possibile sfruttare la torcia per l'illuminazione notturna, avendo cura di inserire materiale combustibile resinoso o ben secco.
Anche questo tipo di torcia tenderà ad essere consumata dalle fiamme appena i legni di contenimento si saranno seccati e prenderanno inesorabilmente fuoco.


torcia a fascio

Tutti conoscete le rocket stove o stufe ad effetto razzo, che massimizzano l'energia prodotta dalla combustione del legno. Penso abbiate anche visto che si possono realizzare con semplici mattoni opportunamente disposti, con barili di metallo, in fango e pietre e via dicendo.
È sicuramente possibile riprodurre il fenomeno con un pezzo di tronco opportunamente scavato e fornito di foro di ventilazione per l'effetto camino, ottenendo una torcia a razzo lignea.
Anche qui si deve disporre di un pezzo di tronco, con rapporto altezza/diametro pari a 1,5 (es: alto 30 cm, con diametro di 20 cm); con questo modello di torce funziona meglio un'essenza resinosa (betulla, pino, abete o larice).
Tralasciando l'uso di frese e trapani, che nel bosco non funzionano e sono espedienti poco bushchaft o scout, o si è bravi a lavorare di sgorbia oppure si ricorre ad un espediente abbinato a un po' di lavoro da scalpellino.
Si taglia il ciocco per 2/3 del diametro ad una distanza di circa 5, massimo 10 centimetri dalla base.
Si opera quindi con l'accetta sulla sommità del ceppo, sulla perpendicolare del fondo del taglio radiale, battendo con bastone per incidere sino ad asportare i 2/3 del ciocco in un unico pezzo.
Ciò che rimane è una sorta di sedia con schienale.
Lo spicchio cilindrico asportato lo si divide verticalmente in due pezzi, 2/3 e 1/3, ottenendo due spicchi di cilindro dai quali si elimineranno, sempre longitudinalmente, con un colpo d'accetta, almeno tre dita di legname, a partire dal vertice.
Unendo nuovamente i due pezzi a quello precedente (a forma di sedia) si ottiene una cavità prismatica.
Al fondo della linea di unione dei due spicchi di legno si asportano due sezioni triangolari in modo da creare un foro di ventilazione di almeno 4-5 cm.


torcia a razzo lignea - costruzione

Prima di assemblare in modo definitivo questa torcia, si devono sollevare quante più possibile lamelle di legno aperte verso il basso sulle pareti che si affacciano nella cavità prismatica, sempre tramite una sgorbia o con l'accetta. In questo modo si aumenta la superficie combustibile e si faciliterà l'attecchimento delle fiamme.
Ricongiunti nuovamente i tre pezzi di legno, li si legano con rametti di vimini o con un filo di ferro sottile, oppure ricorrendo a tre incastri a coda di rondine, in modo che non si separino.
Se si hanno a disposizione, si possono piantare quattro chiodi sulla sommità del ciocco; serviranno per sostenere un pentola sulla fiamma. È anche possibile piazzare tre sassi piatti, alti almeno 4-5 cm, purché permettano alla fiamma di sfogarsi
Riempi completamente la cavità di combustione con materiale minuto e secco, porzioni di corteccia confricata, alternando aghi di pino o erba ben secca. Se hai dei granuli di resina, usa anche quelli.
Predisponi una buona riserva dello stesso materiale e poi accendi il fornello dal foro di ventilazione o dalla sommità.
L'effetto camino attizzerà rapidamente la fiamma che inzierà a consumare il materiale minuto.
Aggiungi legname man mano che si consuma.
Soffia leggermente attraverso il foro di ventilazione perché questa torcia a volte ha difficoltà a prendere.
Quando l'interno del tronco ha preso fuoco, l'aria che entra dal foro di ventilazione alimenterà le fiamme che permetteranno di utilizzare il tronco come un fornello.
Adesso non ci resta che rosolare la pancetta, soffriggere le uova e buon appetito.


torcia a razzo lignea - accesa

NOTA: per ricavare un ciocco da un albero abbattuto, al posto di una sega a serramanico, potrebbe tornare utile una sega a cavo flessibile, che risulta estremamente efficiente nei tagli di precisione oppure dove non sia possibile operare con lame, ad esempio a causa di spazi ristretti.


la mia sega a filo

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